5 Luglio 2022

Fallito il referendum sulla democrazia diretta in Alto Adige

La rubrica di PostaCerere

Il 22,2% degli altoatesini è andato a votare per rigettare la modifica di legge sulla democrazia diretta della maggioranza SVP, Lega – Salvini Premier e FI. Il risultato, calcisticamente parlando, si potrebbe definire quasi 4-1 per l’opposizione del consiglio provinciale altoatesino. Il risultato di per se è positivo se si pensa che la proposta di legge è stata bocciata, ma ci sono molte riflessioni negative che se ne deducono. La prima in ordine numerico assoluto è la bassa affluenza. Un dato veramente inconfutabile, che fa rabbrividire al solo pensiero di quanto disinteresse generalizzato esiste per un principio ideologico per la regolamentazione della cosa pubblica in Alto Adige. Attenzione, questo non ha nulla a che fare con il contenuto del referendum, ma con il sistema di funzionamento del sistema politico democratico. Per dirlo in uno slogan d’altri tempi, hanno vinto rossi, borghesi e mercanti, cioè se l’interesse non è tangibile nell’immediato o direttamente palpabile, se non addirittura monetizzabile il diritto di voto viene percepito come un peso se non addirittura una farsa. Questa è una indiscutibile vittoria della SVP, che è riuscita a trasformare gli altoatesini da cittadini a sudditi inebetiti del System Südtirol ora diventato Kaisertum Südtirol, dove il senso civico del diritto al voto è stato trasformato nell’andare allo stadio a tifare Südtirol, visto soprattutto che adesso è arrivato in serie B a suon di soldoni pubblici. La metamorfosi è completa, si è passati da bruchi a farfalle con le ali biancorosse….si ma le farfalle vivono massimo 3 giorni. L’altra considerazione che si può fare è che questa è l’ennesima sconfitta di Kompatscher. Dopo il travaso di voti delle ultime elezioni, dopo la gestione “perfetta” della pandemia da Covid-19, vista la situazione interna alla SVP, ora un’altra sconfitta col referendum, quindi Kompatscher continua a infilare sconfitte consecutive, ma come si vede queste non influiscono sul suo seguito e/o successo politico personale. Cosa vuol dire? Che oramai non si è più abituati a valutare il politico per quello che fa, ma semplicemente per come appare e soprattutto dai suoi stakeholder per come distribuisce i soldi col suo mandato da presidente della giunta provinciale, solo l’ultimo esempio i 300 € per ogni bovino adulto di sesso femminile per l’aumento bollette, fa veramente ridere se non fosse vero. A lui non interessa avere un seguito come statista, ma semplicemente riuscire ad avere un riscontro riconosciuto per visibilità tra i suoi estimatori e tra i suoi sudditi. Non gli serve allargare le maglie del consenso perché è una operazione troppo complessa e che solo gli uomini di carisma possono avere, meglio creare disaffezione nella politica e minore partecipazione in modo che percentualmente il suo profilo, soprattutto social, ne possa trarre vantaggio. Insomma nella politica del XXI secolo non servono statisti dal carisma ammaliante, basta essere sovraesposti mediaticamente coi soldi pubblici, di bell’aspetto e fotogenici per i social, dalla parlantina continua e ridondante che il successo politico è assicurato. Il prossimo anno ci saranno le elezioni e sicuramente Kompatscher ed Achammer saranno rieletti, la destra andrà ancora nuovamente divisa, con la sconfitta già contenuta nel suo DNA, mentre il PD ritornerà ad essere la solita stampella della SVP. Non vi piace questo scenario, beh allora basta lamentarsi e sii da esempio.

G.L.Cerere

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