21 Maggio 2022

Un volontario italiano in Ucraina racconta la situazione di aiuti al confine di Lviv

Un volontario italiano corrispondente per La Vedetta d’Italia ci scrive da Lviv, Leopoli – Ucraina

Leopoli, 7 marzo – In questa gelida notte la voce gracchiante degli altoparlanti non ha annunciato raid aerei russi in prossimità dei centri urbani in Galizia, nella Ucraina occidentale.
Il temporaneo cessato il fuoco, per favorire i corridoi umanitari degli esuli ucraini dalle loro case distrutte dalle forze armate della federazione russa, sembra aver parzialmente retto, nonostante i combattimenti abbiano continuato tra i civili in fuga verso zone più sicure.
Centinaia di migliaia di famiglie ucraine sono ammassate in questo momento a Leopoli in attesa di essere trasferite. La stazione dei treni è un carnaio infernale di profughi. Europei costretti a scappare verso l’Europa.
Dallo stadio del calcio agli appartamenti privati, refettori di chiese, sedi di associazioni e università, ospitano donne, bambini ed anziani; gli uomini di tutte le età sono invece in fila di fronte ai distretti militari per essere inviati al fronte. Ogni metro conquistato dai soldati di Putin sarà pagato a caro prezzo.
Qui tutti parlano di Patria, di comunità, ogni ucraino va aiutato e ogni volontario straniero accorso in questa feroce guerra è un fratello.
I mezzi più disparati arrivano da tutto il mondo nonostante i rischi, con beni di prima necessità e medicinali da distribuire alla popolazione.
E l’Occidente che fa? Se lo chiedono in molti. Suddito di Wallstreet, intorpidito tra trattati e burocrazia, è riuscito a scatenare l’orso siberiano. Ma un fremito di speranza c’è ancora per un aiuto concreto. D’altronde, qui, la scelta è questa: o l’oligarchia mafiosa degli ex KGB di Mosca o l’annientamento della propria identità.
La guerra non si ferma con le bandiere arcobaleno.

Mark Gallinì 

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