21 Maggio 2022

Russia, Ucraina e la sudditanza europea agli USA

JOE BIDEN PRESIDENTE USA, VALDIMIR PUTIN PRESIDENTE DELLA RUSSIA

L’ARROGANZA USA CI DANNEGGIA. MA LA TIVU’ DICE CHE VA BENE COSI’.

Israele conquistò le alture del Golan alla Siria durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, poi nel 1981 promulgò una legge per annetterle ufficialmente al proprio territorio. Hanno espulso dall’area la quasi totalità della popolazione locale ed organizzato nuovi insediamenti ebraici. Ci sono circa mezzo milione di profughi siriani che attendono ancora il rispetto del diritto internazionale, quindi il ritorno nei loro territori. Ma Israele continua a stringere la morsa, con un nuovo progetto che potrebbe trasformare i siriani rimasti in una piccola minoranza, grazie al previsto raddoppiamento degli insediamenti con la stella di Davide. Gli interessi di Israele non sono negoziabili.

Il 7 giugno 1981 l’aviazione militare israeliana viola lo spazio aereo iracheno con aerei da combattimento, che raggiungono il reattore di Osiraq e lo bombardano pesantemente. Un’azione di pirateria internazionale senza alcun rispetto della ‘intangibilità dei confini’ iracheni, una nazione con la quale Israele non era neppure in guerra.

Ma gli interessi israeliani a difesa preventiva della sicurezza nazionale, si temeva che gli iracheni potessero sviluppare armi nucleari, non erano negoziabili.

Nel 1961 la gli Stati Uniti d’America tentano di rovesciare il governo cubano di Fidel Castro, con 1.400 mercenari cubani anticastristi fuoriusciti, fatti sbarcare nella baia dei Porci con il supporto della marina e della aviazione militare a stelle e strisce. Quest’ultima in particolare si prodigò in una vera operazione ‘false flag’, quindi sotto falsa bandiera, tentando di farsi passare come aviazione cubana in rivolta contro il governo castrista. Il piano statunitense prevedeva anche un finto disertore, che doveva dare finte notizie al mondo dopo essere atterrato da un aereo statunitense pitturato con insegne cubane. I piani di invasione americana andarono a rotoli. I mercenari si arenarono sulla battigia della baia con alle spalle le navi di supporto colpite dai cubani che affondavano o fuggivano, mentre da Mosca Chruscev intimava“sia posta fine dall’aggressione statunitense” o le forze armate sovietiche sarebbero intervenute. Due giorni dopo oltre 1.000 mercenari si arrendono ai soldati cubani.

Il piano americano fu un clamoroso fiasco, ma fu tentato perché non tolleravano che i loro interessi fossero messi a rischio, con una nazione non allineata ma così vicina ai confini.

Vicinanza geografica sfruttata da li a poco dai sovietici, quando accettano la richiesta cubana di posizionare missili nucleari sulla propria isola per scoraggiare altre invasioni americane. Il Cremlino nel 1962 riesce ad installare sull’isola castrista missili balistici a medio ed intermedio raggio, a sole 90 miglia dalla Florida. Quando gli americani se ne accorgono, oltre a provare quel grande spavento al quale non sono mai stati abituati facendo di norma guerre significative solo se molto lontane dai loro confini, organizzano un blocco navale per impedire l’arrivo di nuovi missili, pretendere lo smantellamento delle rampe da lancio e il ritorno in URSS delle armi già presenti.

Anche a Washington non tollerano le armi tattiche nucleari troppo vicine ai propri confini. E quella di allora fu la difesa di interessi strategici inviolabili, a seguito della quale si misero a tavolino con i russi per una trattativa che comportò il ritiro dei missili a pochi minuti dagli USA e la presunta accettazione americana di smantellare i propri schierati in Turchia, Italia e Gran Bretagna e puntati sull’URSS.

Più recentemente. Il 17 febbraio 2008 una parte del territorio serbo si autoproclama indipendente. Nasce il Kosovo. La Serbia non ne riconosce l’indipendenza, ma quasi tutte le altre nazioni lo fanno, Stati Uniti per primi ed Italia a ruota nonostante le proteste serbe e russe. Un precedente storico illustre, che dimostra come gli atlantisti hanno già fatto quello che oggi vorrebbero impedire a Putin di fare.

Quando Putin dichiara, a proposito della possibilità dell’Ucraina di dotarsi di armi nucleari attraverso l’adesione della Nato, “Non sono in grado di arricchire l’uranio. Ma è solo una questione di hardware, non è un problema che non siano in grado risolvere. Quanto ai sistemi di lancio di queste potenziali armi nucleari, hanno vecchi missili sovietici che possono colpire obiettivi a centinaia di chilometri di distanza” quindi “la nostra sicurezza non è negoziabile”, esercita gli stessi principi rivendicati, come abbiamo visto, da americani ed israeliani a tutela dei loro interessi strategici. Principi che generarono operazioni militari e piratesche.

Una arroganza quella di americani e alleati che, peraltro, va nella direzione opposta ai nostri interessi nazionali. La Russia infatti è tuttora un non trascurabile esportatore di merci italiane, e strategico fornitore di gas necessario alla nostra produzione di energia. Non si capisce quindi perché il nostro governo insista nella legittimazione delle posizioni statunitensi che, in mancanza di concrete azioni belliche russe sul campo, soffiano comunque su quel fuoco che con tutta probabilità brucerà noi per primi, considerando che continuiamo ad essere quella immensa base militare americana, dalla quale domani potranno decollare i jet militari USA verso l’Ucraina, come ieri lo fecero verso la Serbia. Nella migliore delle ipotesi i russi ci chiuderanno i rubinetti del gas, nella peggiore…

Quello che fa più ridere dei deliri filoamericani di alcune personalità politiche istituzionali e della stragrande maggioranza di opinionisti e articolisti, è il fatto che molti di costoro – forse tutti – sono dei cacasotto cronici, privi di quella spina dorsale che ti permette di affrontare difficoltà e drammi con dignità. Se oggi mimano la voce grossa, è solamente perché, oltre a non avere una visione che tuteli il nostro interesse nazionale, credono di essere dalla parte del più forte. Se non fosse che loro potranno comunque permettersi di restare al caldo, l’eventuale arrivo di un periodo senza luce e riscaldamento indurrebbe qualcuno ad un ritorno a quella realtà che vivono la stragrande maggioranza degli italiani. Gli stessi che oggi pagano cifre astronomiche in bollette di luce e gas, solamente perché qualche competente esegue – ben ripagato – gli ordini che arrivano una volta da Bruxelles e l’altra da Washington.

Antonio Barzanti

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