30 Giugno 2022

Storicizzare il Fascismo nel centenario della Marcia su Roma (PostaCerere)

La rubrica di PostaCerere 

Quest’anno per quei pochi che non l’avessero ancora studiato a scuola, nel 2022 ricorre il centesimo anniversario della marcia su Roma. Il 28 ottobre 1922 i fasci di combattimento marciarono su Roma come manifestazione di forza per far uscire l’Italia dalla crisi della fine del primo dopoguerra. Dopo la cosiddetta “Vittoria Mutilata”, il malcontento, la crisi economica, l’instabilità politica del terrore comunista dilagava in tutta la nazione. C’era bisogno di un governo forte e soprattutto di un governo a grande coesione popolare. Si ricordi che fino al 1913 non esisteva il suffragio universale in Italia, bensì un sistema elettorale basato sul censo, per cui il governo era una rappresentanza elitaria niente più. Con la fine del primo conflitto mondiale e lo sviluppo delle società industriale, la base elettorale venne allargata ai maggiorenni di sesso maschile. Per cui la stabilità politica pre conflitto mondiale andava a disintegrarsi con le nuove forme ideologiche e i nuovi sistemi elettorali. Capitalismo da una parte e socialismo/comunismo dall’altra. Solo in Italia nacque un movimento che si pose in antitesi ad entrambe le ideologie, la terza via cioè il fascismo. Un movimento politico tutto italiano e nuovo, un’espressione talmente innovativa che influì col suo pensiero tutto il periodo storico a cavallo delle due guerre. Insomma è stato un periodo storico importante per l’Italia che ne determinò prima il successo economico e poi la sconfitta militare. Con questa piccola e sicuramente incompleta premessa ho voluto far capire che storicizzare il fascismo è molto importante se si vuole uscire dalla solita retorica dell’orco cattivo. Rimanere abbarbicati con lo stereotipo della Marcia su Roma come sintesi di un fascismo d’antan, fa apparire tutta la politica del ventennio non come una parte della storia italiana, ma come un semplice lato oscuro e malvagio di noi italiani. Il non storicizzare il fascismo e la marcia su Roma è la vera ragione per poter affermare oggi, che tutto quello che non rientra nel storytelling del mondialismo neoliberista è sbagliato perché fascista, anche se non ha nulla a che fare col fascismo. Insomma fascismo come sinonimo del male e capro espiatorio per ogni pensiero non omologato. Un pensiero talmente diffuso che spesso quelli che si autodefiniscono fascisti sono spesso l’archetipo dell’opposto del suo significato. Questa auto flagellazzione colpisce soprattutto a destra e ne fa destrutturare e ricontestualizzare suo malgrado il suo significato, come macchietta o cameo di un epoca che non esiste più. Questi diplozoichi reazionari non fanno altro che danneggiare la storicità del fascismo e il suo valore simbolico nella storia italiana. Il valore attuale del fascismo quindi non sta nel riproporre modelli culturali non più proponibili, ma nel proporre nuovi paradigmi culturali strutturati in antitesi al mondialismo neoliberista, visto che il comunismo è morto e sepolto dalla storia. Per uscire da questo corto circuito etimologico e valoriale bisogna affermare con più forza l’uso abominevole che viene fatto della parola fascismo e il significato stesso della marcia su Roma. Basta e soprattutto basta a destra, perché basta guardarsi intorno, ogni qualvolta che un qualsiasi pensiero è contro viene tacciato di fascismo, facendone assumere sempre più il significato etimologico e sinonimo di sbagliato, dittatoriale, discriminatorio, violento, poco istruito, retrogrado, degenerato, ecc. Domandatevi a quante manifestazione NO VAX, avete visto slogan contro la dittatura sanitaria paragonati al fascismo e nazismo, due concetti che non hanno nulla a che fare uno con l’altro, ma il risultato è stato quello di far apparire il cattivo come “fascista”. Basta con la semplificazione di un movimento politico storico come la semplificazione del lato oscura della forza per gli inebetiti di Guerre Stellari. Non esiste una guerra tra bene e male, ma una realtà storica complessa che va studiata e spiegata nella sua moltitudine. Il registro della deplorazione non deve essere confuso col vecchio ordine che non esiste più e ogni volta che lo notate stigmatizzatelo, altrimenti le sconfitte sono inevitabili.

G.L.Cerere

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