3 Luglio 2022

In Alto Adige Svp vota a favore dell’utero in affitto

Le forze politiche della Provincia di Bolzano a larghissima maggioranza (con l’esclusione di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) ha espresso la propria approvazione alla pratica dell’utero in affitto praticato all’estero, pur essendo reato in Italia.

Una Svp sempre più schierata a sinistra e PD, Assieme a Cinque Stelle e le altre componenti presenti in Consiglio, si sono seccamente frapposte alla mozione di Fratelli d’Italia portata oggi in aula.

Il documento chiedeva che la legge n. 40 che prevede che «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro» eserciti i suoi effetti anche se tali pratiche siano commesse da italiani all’estero.

Questa possibilità ha dato luogo e sta dando luogo in questi anni alla diffusione del cosiddetto turismo procreativo, cioè di quel fenomeno per cui coppie italiane che non possono avere figli si avvalgono della tecnica della surrogazione di maternità in un Paese estero in cui la stessa è consentita.

Le pratiche in particolare della surrogazione di maternità costituiscono un esempio esecrabile di commercializzazione del corpo femminile e degli stessi bambini che nascono attraverso tali pratiche, che sono trattati alla stregua di merci. Ciononostante, il ricorso a queste pratiche è in vertiginoso aumento e la maternità surrogata sta diventando un vero e proprio business.

Nella surrogazione di maternità le donne che «prestano» il proprio corpo non hanno alcun diritto sui bambini che pure portano in grembo e non sono neanche considerati i diritti dei bambini, costretti a separarsi dalla madre biologica subito dopo il parto (un evento assolutamente traumatico) e che si chiederanno per tutta la vita chi sia la loro madre biologica. Tutto questo dimostra come la «favola» della madre che generosamente presta il proprio corpo a una donna che non riesce a sostenere una gestazione sia lontana dalla realtà, mentre la verità è che si tratta di un banale mercimonio di madri e di bambini.

Dopo decenni in cui si è lottato per riconoscere ai bambini un’autonoma dimensione giuridica e si sono firmati decine di convenzioni e di atti internazionali volti a promuovere la tutela dei loro diritti, ora si sta tornando indietro.

Nasce da ciò l’esigenza, sempre più avvertita in ambito nazionale e internazionale, di condannare la diffusione di tali pratiche ed il traffico di bambini nonchè lo sfruttamento di donne povere comprate con misere somme di denaro per esaudire i capricci di ricchi che in Italia non possono avere figli.

In Italia, il 18 marzo 2016, il Comitato nazionale per la bioetica, organo di consulenza al Governo, al Parlamento e alle altre istituzioni, ha approvato una mozione con la quale definisce la maternità surrogata come «un contratto lesivo della dignità della donna e del figlio sottoposto come un oggetto a un atto di cessione», ritenendo che «l’ipotesi di commercializzazione e di sfruttamento del corpo della donna nelle sue capacità riproduttive, sotto qualsiasi forma di pagamento, esplicita o surrettizia, sia in netto contrasto con i princìpi bioetici fondamentali».

In ambito europeo, invece, il 17 dicembre 2015, nel corso dell’Assemblea plenaria del Parlamento europeo, è stata approvata la Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014, sulla politica dell’Unione Europea in materia, di cui alla risoluzione 2015/2229 (INI). La Relazione contiene un emendamento di un eurodeputato della Slovacchia che stabilisce che il Parlamento europeo «condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce; considera che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba essere vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani».

Una presa di posizione anche da parte del Consiglio provinciale sarebbe stata più che necessaria. Ma la Svp, scaricato l’accordo di governo provinciale con la Lega, si è unita alla Svp in un voto contro le donne e contro i bambini figli di questo commercio indecente.

Alessandro Urzì – consigliere regionale e provinciale di Fratelli d’Italia

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