8 Dicembre 2021

Da Trieste ai porti di un’Italia sempre più debole nel mondo

La rubrica di PostaCerere 

La rivolta contro il green pass dei portuali di Trieste oltre ad essere un elemento di protesta da tenere in considerazione rispetto alle politiche restrittive del governo Draghi, di cui fanno parte anche LEGA ed SVP non dimenticatevelo, è un vero è proprio monito alla vulnerabilità della logistica italiana. Cosa voglio dire? Una nazione per definirsi potente o perlomeno industriale deve avere una rete infrastrutturale della logistiche molto forte, cioè strade, ferrovie, porti, scali merci e aeroporti non possono essere in numero limitato, soprattutto non devono sottostare alle leggi del mercato e in nessun caso in mano straniera. Questo perché il mercato è in antitesi agli interessi nazionali, l’accentrare e ridurre gli hub di interscambio per ridurre i costi, mette a rischio la sicurezza nazionale nei momenti di crisi. Lo stiamo vedendo adesso cosa sta succedendo nella costa pacifica degli USA con tutti i porti saturi di lavoro ed una quantità di merci che non si riescono a scaricare lasciando le navi cargo alla fonda nelle coste californiane. Oltre ad essere una ennesima dimostrazione dell’incapacità di Biden nella gestione della politica degli USA, questo fatto ci permette di valutare anche le nostre criticità. L’aver saturato i porti di Trieste e Genova, ci ha reso vulnerabili come non mai. Questo non dipende solo dal porto in se ma soprattutto dalle rete delle vie comunicazione. Ad esempio aver abbandonato il Porto di Gioia Tauro a se stesso non può far altro che ridurne la competitività. I suoi livelli di movimentazione merci sono rimasti pressoché uguali a quelli degli inizi degli anni 2000. Se poi si pensa che l’85% delle merci viene movimentato su gomma, basta una piccola interruzione di una strada per far andare in tilt il sistema. La criminalità organizzata che agisce nell’illegalità, ha sistemi più flessibili ad adattabili che le nazioni stesse, per questo è una lotta impari quella al contrabbando di droga. Per fare un esempio, loro utilizzano tutti i tre vettori, aria, mare e terra per il trasporto della droga calcolando già a priori il fattore rischio, per cui se c’è un blocco navale aumentano quello terreste garantendo così il loro mercato. Cosa che invece non fanno gli stati nazioni, basta vedere cosa è successo recentemente con blocco del canale di Suez quando una nave si era incagliata, ritardi nelle forniture e aumento dei prezzi delle materie prime, dilettanti allo sbaraglio. Ma provate ad immaginare se lo stretto della Malacca dovesse essere soggetto a turbolenze politiche o di altro genere, tutte le merci cinesi non arriverebbero in Italia, adesso capite perché Singapore è poi così importante per i cinesi. Poi ci sono altre mille criticità che non dipendono solo dalle infrastrutture, pensate ai semplici container che adesso sono quasi tutti in mano alle grosse compagnie cinesi. A me sembra che i nostri governanti, a partire da Draghi non hanno capito la fragilità di questa nazione e non fanno nulla per rafforzarla pensano solo a disperdere i portuali con gli idranti e lacrimogeni. Dovrebbero invece fare un minimo di riflessione perché l’Italia si è ridotta così, siamo si nel G8, ma a conti alla mano non meriteremo nemmeno di stare nel G20.

G.L. Cerere 

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