1 Luglio 2022

Le elezioni in Germania cambieranno l’Europa? (PostaCerere)

La rubrica di PostaCerere 

Le elezioni in Germania di domenica scorsa hanno dato un esito chiaro, c’è stato uno spostamento di voti verso le formazioni della sinistra moderata e verso i verdi. In termini assoluti hanno guadagnato milioni di voti. Non una vittoria finta, nella quale tutti rivendicano più o meno di non aver perso, è stata una vittoria netta. Non sono io a dirlo, basta guardare i dati veri riportati al seguente link Der BundeswahlleiterEra immaginabile che dopo i 15 anni di Angela Merkel i tedeschi volessero annusare qualcosa di diverso; in Germania è sempre stato così. Sempre legislature lunghe e cancellieri plurimandatari, insomma la normalità assoluta per la tradizione teutonica. Questo è dovuto a un mix del sistema elettorale che tra maggioritario e proporzionale fa si che i contendenti per la vittoria si riducano di volta in volta ai due principali partiti SPD e CDU/CSU. Le altre formazioni hanno voglia ad impegnarsi, ma non riusciranno a breve a scalfire il sistema dominante. Questo blocco di potere ha permesso alla Germania di diventare il paese trainante dell’economia europea. Infatti si tratta della stessa identica medaglia, a volte con sfumature più rosè e a volte con sfumature sul bianco perla, ma nei fatti la politica economica della Germania non cambia di una virgola. Non vorrei essere frainteso con un ragionamento di tipo marxista, ma quello che mi preme evidenziare è che la “struttura” Germania, così come è stata impostata dal secondo dopoguerra in poi a partire da Adenauer con l’aiuto degli USA è stata di voler far tramontare un pensiero forte, cioè il nazionalsocialismo, a favore di un sistema economico forte. Il processo di trasformazione della forma mentis del popolo tedesco, sia nella parte economica che nella parte ideologica, ha avuto moltissimi passaggi prima di arrivare all’attuale forma di neoliberismo multiculturale. La Germania come nazione è sempre stata molto frammentata, prussiani e bavaresi non è che andassero d’amore e d’accordo, come la parte anseatica con quella renana insomma era si un impero, ma come tutti gli imperi aveva le sue contraddizioni interne che ne facevano la loro grandezza e allo stesso momento la loro debolezza. Il neoliberismo del dopoguerra invece ha appiattito tutti i tedeschi al pensiero economico dominante trasformando l’impero teutonico in uno stato colonico USA, famose le parole di J.F.Kennedy a sancire i continuo supporto come protettori contro l’impero del male: ”Ich bin ein Berliner”. Tutto questo ragionamento per evidenziare che il pensiero piatto tedesco travalica le posizioni politiche e soprattutto partitiche del paese. Sono rimasti in pochi in Germania ad avere ideologie e posizioni legate alla loro tradizione e alla loro storia secolare. È molto facile trovare un tedesco che abbia votato prima SPD poi verdi e poi ancora CDU/CSU senza nessun tipo di perplessità. È sempre la stessa minestra e lui continuerà come sempre a fare le stesse cose e a comportarsi come un esportatore di democrazia europeista. Insomma l’archetipo del cittadino USA traslato nella versione europeista. Dopo aver bombardato e raso al suolo metà Germania, gli USA la hanno inondata con il loro modello culturale del melting pot e la hanno ricostruita a loro piacimento. Per cui l’esito delle votazioni in Germania non ne cambia la sua fisionomia e la sua struttura. I tedeschi continueranno ad andare in vacanza all’estero esportando i loro nuovi modelli culturali fondati sul dio denaro. Fonderanno il loro benessere interno sullo sfruttamento delle loro nuove conquiste economiche sparpagliate nell’europa dell’est e in alcuni paesi in via di sviluppo. Ecco cosa è adesso la Germania, per cui la farsa elettorale tedesca non cambierà di una virgola il loro modello di sviluppo. Unico elemento di colore di queste elezioni è che per la prima volta dal dopoguerra, con l’ultima riforma del sistema elettorale è stato eletto nel parlamento tedesco per la prima volta un rappresentante della minoranza linguistica danese con soli 55.330 voti. Se poi si pensa che ben altri 9 partiti hanno ricevuto più voti si capisce che l’arbitrarietà elettorale del principio di democrazia è a tutta discrezionalità del sistema economico neoliberista. Intanto il popolo beota va avanti col suffragio universale dove la forza del numero è la più brutale delle forze e non ha dalla sua ne l’audacia ne il talento, la più mostruosa e la più iniqua delle tirannie.

G.L.Cerere 

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