21 Ottobre 2021

Il Primato Nazionale riparte da D’Annunzio con gli inserti dei grandi italiani, l’editoriale di Scianca

Molti mesi fa, Il Primato Nazionale era uscito in edicola con una copertina in cui troneggiava il volto affilato del Vate di Pescara e la scritta «D’Annunzio premier». La pandemia era di là da venire, ma dopo quasi due anni immersi nel mondo Covid, il punto di riferimento dannunziano non è sbiadito. Anzi, brilla ancora più forte.

D’Annunzio ci chiama a essere uomini e donne padroni del nostro destino, laddove l’epidemia di Covid ci ha fatto regredire alla dimensione dell’infanzia. Sin dall’inizio, la gestione dell’emergenza ha puntato tutto sull’infantilizzazione: «lavati le mani», «rientra presto a casa», «stai distante dagli sconosciuti», tutte raccomandazioni da mamma premurosa, rivolte peraltro ai soli adulti, dato che i ragazzi sono praticamente scomparsi dall’orizzonte sociale. La comunicazione degli esperti, ma anche delle autorità, è stata sin dall’inizio didascalica, semplicistica, con il virus personificato come i pupazzetti antropomorfi di Siamo fatti così. E, anche in questa fase, permane questa cappa pedagogica per cui la gestione delle vaccinazioni si basa su caramelle e castighi, senza che qualcuno si prenda la briga di parlarci e di trattarci da persone minimamente responsabili delle proprie azioni.

Ora, se tale approccio non è esclusivo dell’Italia, va detto che qui da noi il fenomeno è stato amplificato dal ben noto complesso di inferiorità che attanaglia questo popolo e che viene costantemente riproposto dai governanti. Sin dall’inizio si è ritenuto che gli italiani, popolo indisciplinato per natura, avesse bisogno di regole improntate all’arrotondamento per eccesso.

Si è pensato che qui, soprattutto qui, parlare troppo franco non avrebbe funzionato, differenziare troppo regole, limiti e chiusure avrebbe favorito i «furbetti», era quindi meglio raccontare a un’intera nazione che c’era un babau sotto al letto e che, facendo jogging, ci avrebbe morso ai polpacci. Un pregiudizio che è diventato ovviamente autoavverante, perché chi viene trattato da bambino si infantilizza e chi è sottoposto a regole idiote tende ad aggirarle, il che comporterà regole ancora più idiote e tentativi sempre nuovi di farla franca.

Ecco, in tutto questo d’Annunzio ci ricorda l’esistenza di un altro modo di essere italiani. Un modo basato sul coraggio, sulla ribellione, sullo spirito di avventura, ma anche sulla disciplina, sullo spirito di sacrificio, sulla centratura in sé. Oltre le ossessioni uguali e contrarie dei sì vax / no vax, per un approccio solare, goliardico, laico, ma anche determinato, raccolto, mistico. Oltre lo Stato mamma, per una comunità in cui libertà e responsabilità sono due facce della stessa medaglia.

Mai come oggi c’è bisogno di riscoprire un altro modo di essere italiani. Anche per questo, Il Primato Nazionale inaugura con questo numero un’iniziativa editoriale dedicata ai grandi italiani di tutte le epoche, a cominciare proprio da Gabriele d’Annunzio.
Ogni mese, in edicola, troverete, oltre alla nostra rivista, anche un volumetto che ci ricorda chi siamo, chi siamo stati, chi potremmo ancora essere. Nuovi proiettili per il nostro arsenale spirituale, oltre la cappa del nuovo conformismo sanitario.

Adriano Scianca 

NEL NUOVO NUMERO DEL PRIMATO NAZIONALE

– Con la scusa del virus, gli spazi di libertà si sono progressivamente ridotti e le opinioni eretiche hanno cominciato a essere perseguitate. È ora di dire “disobbedisco!”. Di Valerio Benedetti

– Il Leone del Panjshir agita, anche da morto, gli incubi dei talebani. Riuscirà il figlio Ahmad a sfidare il nuovo potere fondamentalista di Kabul? Ce ne parla Franco Nerozzi

– Intervista all’intellettuale e storico fiorentino Franco Cardini: “Sta arrivando una nuova forma di totalitarismo e non siamo preparati. Non è però detto che sia un sistema a cui assentire o verso cui rassegnarci…”

– Omosessualità, diritti delle donne, libertà civili: davvero gli immigrati, coccolati dalla sinistra, sposano una visione progressista della vita? Molti elementi indurrebbero a pensare il contrario. Di Guido Taietti
– La sinistra cerca di strumentalizzare ogni manifestazione sportiva per trovare testimonial delle sue battaglie. Ma le va sempre male. Non è che portano un po’ sfiga? Di Simone Di Stefano
– Il caso Durigon ci mostra un esempio di cancel culture all’italiana: quella relativa a Latina e alla memoria della sua fondazione. Ma il passato non si può cancellare. Ce ne parla Vittorio Sgarbi
– In ogni epoca, la gioventù ha rappresentato la parte della società più anticonformista e ribelle. Oggi, invece, i più giovani sembrano i più ligi all’ordine vigente. Di Matteo Brandi
All’interno i contributi di Alessandro Meluzzi, Francesca Totolo, Filippo Burla, Giacomo Garuti e delle migliori penne del sovranismo italiano

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