1 Agosto 2021

Da Sgarbi a Blocco Studentesco c’è un’Italia che non si inginocchia

Da Vittorio Sgarbi a Enrico Ruggeri, da sportivi, artisti, politici fino ai manifesti del Blocco Studentesco in stile Ventennio, anche se censurata c’è tutta un’Italia che non accetta di inginocchiarsi davanti alla moda “politicamente corretta” di un assurda autoflagellazione che con il popolo italiano nulla centra.

L’atto di inginocchiarsi è diventata una moda e quindi ha perso la sua dignità.
Ci si inginocchia in chiesa, ma questa sta diventando una moda e quindi perde la sua dignità.
Sento parlare di questo inginocchiamento e ogni volta ci sarà una ragione: una volta ci si inginocchia perché è morto un automobilista, un’altra volta perché è stata violentata una bambina. Il rituale dell’inginocchiarsi però è proprio della Chiesa, nel senso che ci si inginocchia solo davanti a Dio perché si riconosce la sua superiorità.
Ma in un contesto diverso è anche un segnale ambiguo.
Ogni altra condizione è una sottomissione, una formula ambigua, non si capisce perché inginocchiarsi e di fronte a chi.
Se uno vuole inginocchiarsi lo faccia, ma se lo fanno tutti diventa una moda e una specie di preoccupazione perché poi ti rimproverano per non averlo fatto.
Abbiamo vinto in piedi e quindi la nostra è una vittoria discutibile.

Vittorio Sgarbi 

Italia “Resta in piedi!”. Chi l’avrebbe mai detto che una frase così bella potesse suscitare una bufera simile? Eppure, da stamattina, chi più chi meno, da Repubblica a Dagospia, hanno polemizzato con il nostro eroe in maglietta azzurra.

Come sempre la polemica non ha toccato il messaggio in sé, quanto piuttosto un’estetica che ai più dà fastidio. Per altro il manifesto da cui è presa la sagoma è quello inaugurale dei mondiali del 1934, che ha visto l’Italia trionfare “in casa” per la prima ed unica volta. Che dite, andiamo a togliere la coppa dalla bacheca della federazione perché l’Huffington Post non approva le linee vintage? Ma per quello che valgono, gli articoli non colgono il punto, ovvero la “Cosa giusta da fare”, la frase riportata dall’artista Harry Greb sul suo giocatore prono e con il pugno alzato.

Per noi è proprio questa la “cosa giusta da fare”. Perché il rispetto può nascere solo tra chi si guarda negli occhi, non tra chi è obbligato da autoproclamate autorità morali a piegarsi. Cos’hanno a che fare gli europei e gli italiani con il caso Floyd? Perché dobbiamo sentirci colpevoli per qualcosa generato dalle contraddizioni d’oltremanica? Noi non abbiamo intenzione di inginocchiarci ed essere sottomessi ad un ente che di certo coinvolge più interessi economici e politici che il vero rispetto delle differenze culturali. Il calcio, gli europei, lo sport in generale dovrebbero essere liberi da lobby ed interessi economici sovranazionali. Ne siamo già circondati tutti i giorni… almeno il pallone lasciamolo correre, lasciamo al campo la sentenza di chi è il migliore, non dovremmo appesantire il bel gioco e soffocarlo di restrizioni morali.

Ecco cosa rappresenta per noi l’anonimo azzurro che saluta il sole in una calda giornata del ’34: un sogno di libertà e di leggerezza che nessuno ci potrà mai strappare.

Blocco Studentesco www.bloccostudentesco.org

 

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