1 Agosto 2021

Francesco Cecchin, ucciso a Roma nel’79 dall’odio antifascista

Il 28 maggio, mentre stava affiggendo manifesti del Fronte della Gioventù con altri quattro amici, Cecchin era stato coinvolto in un’accesa discussione con un gruppo di attivisti della sezione del PCI di via Montebuono. Secondo i missini, i comunisti avevano completamente ricoperto i tabelloni elettorali e li avrebbero sorpresi mentre si riprendevano gli spazi, secondo i comunisti invece, i propri manifesti sarebbero stati strappati, pertanto si fecero avanti per impedire ai missini di affiggere i propri. Scoppiò così una violenta lite nel corso della quale l’allora segretario della sezione del PCI, Sante Moretti, avrebbe minacciato Cecchin.
«Tu stai attento. Perché seppoi mi incazzo ti potresti fare male. Vi abbiamo fatto chiudere la sezione di via Migiurtinia, vi faremo chiudere anche quella di via Somalia.»

(Secondo la testimonianza dei ragazzi del Fronte della Gioventù.)
Intervistato numerosi anni dopo, Moretti ammise di aver minacciato i ragazzi del FDG di fargli chiudere tutte le sezioni, ma negò le minacce dirette a Cecchin.

La sera stessa Cecchin uscì con la sorella e un amico per andare a cena fuori. Mentre si trovavano in piazza Vescovio nel quartiere Trieste, fu riconosciuto da un gruppo di persone arrivate a bordo di una Fiat 850, due dei passeggeri scesero dalla vettura e cominciarono ad inseguirlo. La sorella e l’amico, rimasti separati da lui, avvertirono subito la polizia del fatto. Rincorso tra le strade della zona si diresse verso un condominio di Via Montebuono che conosceva bene poiché residenza di un amico. Non vi furono testimoni e Cecchin fu ritrovato in fondo a un parapetto alto tre metri privo di conoscenza. Dopo diciannove giorni di coma Cecchin morì il 16 giugno. Venne sepolto nella cappella di famiglia del cimitero di Nusco.

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