11 Maggio 2021

Dalla politica al lavoro, continua la discriminazione anti-italiana della Provincia di Bolzano

La rubrica di PostaCerere 

In molti precedenti articoli ho scritto, in base a dati oggettivi e scientifici forniti, tra l’altro, dalla Provincia di Bolzano stessa con l’ASTAT, come l’attuazione del Secondo Statuto d’Autonomia abbia avuto quale unico obiettivo l’espulsione fisica dall’Alto Adige degli altoatesini di lingua italiana. Questa applicazione rigidamente etnica dello statuto di autonomia, e non territoriale, è una condicio sine qua non per espellere gli altoatesini di lingua italiana dall’Alto Adige. Per essere definito completamente questo progetto politico della SVP e del mondo di lingua tedesca servono però altri due elementi che andremo analizzare di seguito. I primi elementi in chiave discriminatoria che abbiamo analizzato fino ad oggi nei miei articoli su questo blog sono stati: 1) lo smantellamento dell’industria del fondovalle; 2) una legge urbanistica ad hoc; 3) la proporzionale assieme al patentino, collegati con un inadeguato insegnamento della seconda lingua; 4) la separazione completa della vita sociale tra i due gruppi linguistici. Gli ultimi due elementi non rientrano nel vero e proprio aspetto normativo collegato direttamente all’applicazione dello Statuto, ma alla sfera economico-sociale, e cioè il mercato neoliberista e l’immigrazione. Questi due ultimi elementi fortemente collegati fra di loro sono quelli che permetteranno lo scacco matto su questa terra. Il neo liberismo serve a supportare l’immigrazione proveniente dai paesi poveri per sostenere un economia basata su un salario orario basso in termini sia assoluti che relativi. La maggior parte degli stranieri provenienti dai paesi poveri non sono qualificati, perciò vengono inseriti in quelle professioni ad alta stagionalità e bassa remunerazione per sostenere i capitali investiti dagli pseudo imprenditori locali che a loro volta sono foraggiati con capitali pubblici a fondo perduto. Facciamo un esempio classico di questa terra, per capirci. L’albergatore locale necessita di personale delle pulizie, lavapiatti, tuttofare e a volte camerieri e tutti con una bassa qualifica, logicamente non li riesce a trovare nel mercato locale perché trattasi di professioni mensili e a bassa remunerazione senza nessuna tutela lavorativa. Lo stesso albergatore è quello che ha ristrutturato e ampliato l’albergo con finanziamenti provinciali a fondo perduto con il regalino magari di cubature aggiuntive. Per cui con tutto quel capitale investito non ha liquidità per pagare i dipendenti e per questo ricorre a manodopera senza tutela e senza diritti, cioè gli stranieri. Allo stesso modo lo straniero stesso, si deve rivolgere all’amministrazione pubblica per un sostegno sociale, dato che con lo stipendio non riesce a sopravvivere. A soccorso gli vengono concessi dalla provincia stessa, abitazioni in locazione calmierata o sussidi per gli affitti o integrazioni salariali. Insomma la macchina provinciale funge da vero e proprio sistema di indirizzo e supporto socio assistenziale a determinate categorie economiche, alla faccia del neoliberismo, come da lei sempre conclamato, quale sistema perfetto per l’economia. Quindi il costo orario del dipendente di un albergatore non grava sull’albergatore stesso, ma per metà se non di più sulla collettività. Si capisce allora perché la nostra provincia sia una di quelle col più alto tasso di immigrazione non qualificata o non specializzata. Inoltre gli stranieri sradicati dalle loro radici sono più facilmente assimilabili che gli italiani legati a questo territorio con una propria identità precisa. L’ambito di manovra politico sull’economia locale oramai condiziona talmente tanto i flussi migratori e i livelli di natalità di questa terra che per questa ragione la SVP ha abbandonato lo scontro etnico diretto. A cavallo dell’abbandono della Lira con l’introduzione dell’Euro e la sempre più assidua penetrazione dell’Unione Europea nella vita pubblica italiana non aveva più senso cercare lo scontro come si faceva ai tempi di Magnago e Benedikter. Sono ritornati a quei comportamenti secolari tipici della cultura contadina di questa terra: machiavellici, astuti, infidi e mercantili; i quali permettono allo stesso modo di perseguire lo stesso fine, ma con la faccia pulita. Per questo la nuova classe dirigente provinciale della SVP ha puntato su leader dalla faccia pulita e dal basso profilo ideologico. Le azioni e le scelte politiche anti italiane devono essere fatte in modo subdolo, segreto e soprattutto dall’aspetto libertario. Da qui si capiscono i grandi investimenti sull’ufficio stampa della provinciaOgni qualvolta che viene deliberato qualcosa bisogna iniziare una propaganda massiccia e senza tregua di quanto “giustamente deliberato”, in modo da indottrinare, alterare e nascondere le conseguenze reali di ciò che si vuole raggiungere. Si preconfezionano e si indorano le pillole ad uso e consumo di giornalisti e uffici stampa da dare in pasto alla rozzitutine popolare, insomma una macchina da guerra perfetta senza colpo ferireI partiti di lingua italiana, avulsi da questi ragionamenti di volta in volta si alternano al governo in modo autodistruttivo, prima la sinistra e adesso la Lega-Salvini Premier. Con tutto il rispetto per la boxe, mi sembrano dei pugili suonati. Non riescono a capire che dietro alle belle parole propinateci quotidianamente come pace, convivenza, meritocrazia si nascondono invece e lo si evince nei fatti azioni indubbiamente discriminatorie e svilenti per gli italiani di questa terra. Esempi ne potrei fare tantissimi, ma mi basta solo ricordare il referendum per il cambiamento del nome di Piazza della Vittoria. Il solo fatto di non condividere lo story telling provinciale viene subito additato come elemento ideologico figlio del Ventennio e non come una semplice critica politicaIo credo che la vera azione politica che può risultare vincente è sempre la stessa, cercare lo scontro diretto e in campo aperto in modo da far venire fuori allo scoperto la vera faccia dell’avversario, altrimenti si continua a nascondere e trincerare dietro il perbenismo di chi sa di essere protetto da leggi e accordi sottobanco. Marco Aurelio Antonino Libro IX: IV – “Molte volte commette ingiustizia non solo chi fa, ma anche chi non fa qualcosa”.

G.L.Cerere 

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