11 Maggio 2021

Bolzano sommersa dal traffico di un urbanistica etnica

La rubrica di PostaCerere 

Quante volte vi è capitato di maledire il traffico di Bolzano? Tante credo, soprattutto se fate il pendolare. Con questo articolo voglio brevemente spiegare perché ci ritroviamo in una situazione così disperata. Come ogni volta che scrivo di economia, mi piace proprio partire da esempi pratici per far capire che gli aspetti legislativi del System Südtirol si ripercuotono inevitabilmente anche in settori per cui la legge non era stata concepita, ma che aveva un vero altro recondito scopo, che poi mica tanto recondito era! Se uno fa il pendolare con Bolzano, Merano o qualsiasi centro di fondovalle si rende subito conto che la maggior parte, quasi il 60%, del traffico in entrata in città è di tipo commerciale. Alla sera è l’opposto, in uscita. Sono migliaia di furgoni, camioncini e moltissimi altri mezzi da lavoro di artigiani, maestranze e commercianti che arrivano in città per lavorare. Nulla di male verrebbe da dire, sono persone che lavorano. Si verissimo, ma come mai si è così intensificato questo tipo di traffico se le città sono comunque cresciute in volumi residenziali e commerciali? Bisogna partire sempre dalla solita vecchia legge urbanistica concepita da Alfons Benedikter (SVP) che sin dall’inizio aveva come presupposto, non come diceva lui tutelare il paesaggio, ma bensì mandare via gli altoatesini di lingua italiana dall’Alto Adige. Se uno si fosse letto la legge urbanistica, sarebbe riuscito a mettere un nome a ogni articolo di legge, perché dietro c’era un maso piuttosto che una sede di qualche azienda, tra le righe si leggevano nomi di tutta la vecchia nobiltà austro ungarica. Questa posizione revanchista di Alfons Benedikter nasceva con il secondo Statuto, dove le competenze erano passate alla Provincia, attuando così l’autonomia su presupposti rigidamente etnici. Il teorico di questa interpretazione esclusivamente etnica dell’autonomia, il potentissimo vicepresidente della Giunta provinciale ed assessore all’urbanistica (volontario nella Wehrmacht),  aveva sistematicamente bloccato lo sviluppo urbanistico della città di Bolzano, che in 10 anni dal 1980 al 1990 perse oltre 10.000 abitanti. Si trattava di persone di umili origini che avevano finito il periodo lavorativo iniziato nelle grandi fabbriche negli anni Trenta (Magnesio, Lancia, Falk, ecc), e che avevano sempre vissuto in Alto Adige con la logica dei “Gastarbeiter” e sognavano sempre di tornare al paese per godersi la pensione. Non sono mai riusciti ad integrarsi nella realtà locale perché il muro culturale e umano creato dalla SVP e dal mondo di lingua tedesca li aveva segregati solo in alcuni centri urbani e nella periferia. Ma anche le prime giovani generazioni degli anni 80 e 90 si sono imbattute per la prima volta nel proprio percorso lavorativo nella “proporzionale” e nel “patentino”, ai quali volutamente nessuno li aveva adeguatamente preparati, applicati poi in maniera rigidissima. L’emigrazione dalla città di Bolzano e Merano ha portato, molte migliaia di persone nelle regioni di origine e molti giovani, anche molti miei coetanei, dopo aver finito gli studi, magari universitari, ad emigrare a sud di Salorno. Contemporaneamente sempre a cavallo degli anni 80 e 90, la legge urbanistica permetteva ai proprietari di verde agricolo la trasformazione in zone produttive di tipo artigianale, commerciale e abitativo. Così sono nate centinaia di piccole imprese artigianali in periferia mentre nei centri urbani, vista la morfologia del territorio, era impossibile questa trasformazione. Le zone produttive erano e sono ben delimitate nelle zone abitative cittadine. Nessuno ha mai potuto costruire un condominio in zona industriale a Bolzano, le uniche deroghe sono state fatte per i centri commerciali solo in tempi recenti e a suon di ricorsi e dispute davanti ai giudici. Insomma tutta la periferia e la montagna, principalmente abitata se non dire quasi esclusivamente dagli altoatesini di lingua tedesca, ha potuto avviare in modo semplice nuove attività artigianali e commerciali. Questo perché una legge urbanistica ad hoc gli ha permesso e agevolato di avere cubature per aprire laboratori, magazzini e piccoli stabilimenti produttivi, mentre l’espansione artigianale a Bolzano e a Merano veniva bloccata soprattutto perché i proprietari dei terreni non vendevano, e se venivano espropriati triplicavano i costi di costruzione. Si capisce che la pianificazione urbanistica ha svolto in Alto Adige un ruolo fondamentale nel favorire e spesso guidare i processi di sviluppo socio-economico, oltreché le dinamiche insediative e le modalità di abitare il territorio in chiave etnica e segregazionista. La combinazione di una legge urbanistica costantemente aggiornata e modificata dalla SVP e una pianificazione comunale rigida con i PUC ha consentito per più di quarant’anni un efficace controllo del territorio, perseguendo obiettivi si economici, ma soprattutto etnici. Per cui quando state in mezzo al traffico, magari ascoltando i Zeta Zero Alfa, ripensate ogni tanto a questo articolo, perché il traffico di Bolzano non dipende solo dalle autovetture circolanti, ma dal System Südtirol, intriso di apartheid e odio atavico nei confronti degli altoatesini di lingua italiana.

G.L.Cerere 

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