17 Settembre 2021

L’Iveco ai cinesi e i rischi militari e nazionali legati alla vendita

La rubrica di PostaCerere 

Scrivere di IVECO a Bolzano è sempre pesante perché coinvolge e ha coinvolto, per il capoluogo altoatesino, migliaia di famiglie di lavoratori e fa ancor più male sapendo già adesso come andrà a finire prima o poi. Anche se il marchio IVECO esiste solo dal 1975, nello stabilimento di Via Volta prima si assemblavano veicoli dal marchio Lancia, insomma tutta la tradizione e la storia dei motori Made in Italy e della zona industriale di Bolzano è profondamente legata al marchio della famiglia AgnelliSia ben chiaro che l’attuale mancata vendita del marchio ai cinesi di Faw Jiefang non è merito di questo governo, benché Giorgetti se ne gongoli. Semplicemente i presupposti della vendita sono falliti perché i numeri presentati da Iveco, ma soprattutto il veto sui diritti industriali di alcuni mezzi, non hanno convinto i cinesi. Cosa significa? Quando si parla di IVECO bisogna distinguere i due settori CNH Industrial (veicoli) e FPT Industrial (motori), assieme formano un colosso dell’industria dei trasporti civili e militari. Assieme hanno circa 27 stabilimenti sparsi in tutto il mondo, tra sviluppo e assemblaggio, e già 5 in Cina. Nel 2016 IVECO ha iniziato un processo di smantellamento di alcuni stabilimenti creando delle Join Venture sempre con i cinesi. Obiettivo era quello di tastare la possibile vendita al mercato cinese. I primi “affari” realizzati con la cessione  di tre stabilimenti sono serviti per far venire l’acquolina in bocca alla Cina, in un settore di mercato che fino adesso era stato per definizione autarchico alla Cina stessa, cioè i veicoli militari. La Cina non è mai stata interessata all’acquisto dell’IVECO per l’industria civile, mettetevelo bene in testa, ma solo per la conoscenza nel settore militare. Cosa gli frega a loro di costruire un bus per i pendolari da 50 posti, quando hanno numeri di spostamenti e stabilimenti che permettono la produzione a più basso costo e con numeri cento volti superiori ai nostri. Insomma, IVECO interessa per l’industria militare, e la famiglia Agnelli con le sue finanziarie controllate, questo lo sa benissimo. Solo che qualcuno si è dimenticato di esplicitare ai cinesi che determinati diritti/segreti militari non competono all’Iveco stessa, ma a chi gli da le commissioni, NATO in primis. Per cui se si deve costruire un trasporto truppe Lince non c’è problema, ma se sullo stesso si vogliono montare strumenti di tracciamento allora cambia tutto il discorso. Dare alla Faw Jiefang l’industria militare significa darla in mano al governo cinese dato che l’azienda stessa è una azienda statale. A parte la preoccupazione dello smantellamento di tutti i siti produttivi in Italia, che avverrebbe il giorno dopo della vendita, la vera preoccupazione che nessuno sembra cogliere è quella che un certo tipo di industria non deve essere mai lasciata in mano al mercato e a imprenditori senza scrupoli e senza morale come si è dimostrata la famiglia Agnelli fino ad oggi. Già una cazzata con i cinesi è stata fatta dal governo giallo-fucsia con la sottoscrizione della via della seta e la vendita del porto di Trieste. Uno dei pochi porti in Italia ad avere il primo e l’ultimo miglio su ferrovia e dentro il porto, anzi caso più unico che raro per l’ItaliaPerò, anche questo governo, con due forze di centro destra, Lega Salvini Premier e Forza Italia, come tutti i precedenti non sembrano accorgersene, oppure non gli interessa sapere che l’interesse nazionale è un valore assoluto. Mi domando: ma questi sono veramente dei patrioti o fanno semplicemente finta? Vogliamo continuare a darci ancora le bottigliate come faceva Tafazzi?

G.L.Cerere 

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