2 Dicembre 2020

Lockdown Alto Adige, tra clientelismo Svp e incapacità sistema sanitario

La rubrica di PostaCerere 

Perché l’ordinanza del presidente della giunta provinciale dell’Alto Adige in merito al contenimento della diffusione del Covid ha delle norme più restrittive rispetto alla normativa nazionale? In pratica perché secondo Kompatscher noi siamo zona Rossa e secondo il governo
siamo Gialla? In altre parole perché qui certe attività devono rimare chiuse e altre aperte in modo diverso rispetto al nazionale? Il governo ha dei dati diversi e non aggiornati, questa è stata la risposta, anche se comunque non si capisce perché in una zona rossa lombarda i parrucchieri possono rimanere aperti e qui no, i misteri delle forbici.
Allora analizziamo i dati con un minimo di serietà, perché chiunque abbia studiato statistica sa che i dati sono sempre interpretabili a meno che non si arrivi talmente nel dettaglio che alla fine non sono più significativi. I parametri con i quali i dati il presidente della giunta provinciale decide dove sono e, soprattutto, quali sono? Se partiamo dal
presupposto che utilizzi il dato Rt e l’occupazione delle terapie intensive per le decisioni, allora diventa tutto relativo visto che il dato Rt è una frazione tra positivi e testati, e altrettanta è una
frazione relativa l’occupazione delle terapie intensive, essendo una frazione tra posti occupati e posti disponibili. Allora di cosa stiamo parlando? Di salute pubblica o di sistema sanitario? Sono due concetti diversi le cui responsabilità sono altrettanto chiare. Se io mangio male, mi trascuro, respiro aria inquinata parlo in questo caso della mia condizione fisica e di patologie, cioè della mia salute; se invece parlo di numeri posti letto, di diffusione pandemica e trattamenti terapeutici allora parlo del sistema sanitario. Per cui se ci ritroviamo ad avere un numero di posti letto delle terapie intensive al lumicino, questo non
dipende solo dal singolo (si perché ricordatevi sempre che siamo noi che
eleggiamo i politici), ma dalle scelte di chi ci amministra. Per cui trovarsi in una situazione di essere sotto organico di infermieri e anestesisti di certo è una scelta politica. I tagli lineari alla sanità
e l’introduzione di una miriade di figure intermedie tra gli infermieri per ridurre gli emolumenti sono scelte politiche. Insomma le responsabilità del sistema sanitario sono chiare e dipendono da chi ci amministra, la responsabilità del fatto che siamo degli zozzoni perché non ci laviamo le mani e magari non usiamo il bidet sono nostre.
Logicamente i due ambiti si intrecciano, se fumiamo o beviamo alcolici dalla mattina alla sera è molto più facile che insorgano problemi cardiocircolatori rispetto ad uno che conduce una vita regolare. In questo caso i costi delle mancanze del singolo si vanno a spalmare su tutta la collettività, per questa ragione nei paesi anglosassoni dove vige l’etica protestante tutta la sanità è privata, proprio per questo
concetto di responsabilità individuale. Difatti se negli USA non hai una
assicurazione che ti copre le spese sono cavoli tuoi fino alle estreme conseguenze, chiaro! Comunque io, forse perché sono fin troppo Socratico, continuo a non capire la logica con la quale le scelte politiche vengono prese. Abbiamo una diversità di interpretazione dei dati e una altrettanta diversità di applicazione delle norme restrittive in nome della salute pubblica sulla libertà individuale sancita dalla
costituzione, che fino a prova contraria è superiore in grado nelle fonti del diritto rispetto all’autonomia dell’Alto Adige. Purtroppo o per fortuna decidetelo voi, mi torna sempre in aiuto il Macchiavelli
moderno, cioè Giulio Andreotti che con i suoi aforismi ti apre il cervello: “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.
Se non si entra nell’ottica che anche questa pandemia viene gestita non
nell’intesse della salute pubblica, ma per la tutela degli interessi economici e del sistema sanitario non si capisce la ratio di tutte le norme, nazionali, regionali, provinciali o comunali che siano, spalmiamo giustamente le responsabilità in egual misura. Il presidente della giunta provinciale, come avrebbero fatto anche gli altri presidenti di regione se avessero avuto le stesse competenze, ha fatto la scelta di inserire adesso alcune zone dell’Alto Adige in zona Rossa, quando a livello nazionale siamo inseriti a livello giallo e questo è un dato. La
tempistica non è un aspetto secondario ma è importantissima se si vuole
salvare la stagione turistica invernale. Forse vuole abbattere in un mese di chiusura stagionale, cioè quello di novembre, la diffusione del Covid in modo da poter dire a inizio dicembre che si possono riaprire tutte le attività ricettive e le piste da sci? Forse perché questa è la sua base elettorale che gli permette la carriera politica? I numeri del business turistico, tra albergatori, impianti di risalita, proprietari
dei terreni delle piste, maestri di sci, trasporti e tutto l’indotto sono quello che gli hanno permesso la sua elezione e rielezione? Non lo so, forse si, forse no? Io non lo so, trattasi di semplice ipotesi. Il
presidente della giunta provinciale, come tutti quelli che stanno al governo, deve far si che il sistema sanitario non tracolli e contemporaneamente che i sui stakeholder o il proprio elettorato, chiamateli come volete, non vengano troppo danneggiati, fanno tutti così. La legge provinciale sull’esenzione dell’IMI solo per le attività ricettive che hanno avuto una riduzione del fatturato superiore al 20% e solo una riduzione del 50% dell’IMI per le altre attività artigianali è nero su bianco, le considerazioni del caso fatele voi. Insomma; se qualcuno pensa che l’interesse primario di chi ci governa sia la salute dovrebbe aver fatto negli anni passati altre scelte in ambito ambientale
e di condizioni di qualità della vita. Il ridurre tutto a prendere pastiglie, terapie invasive, sostituzioni di parti corporee con protesi artificiali per allungare la vita di qualche anno non ha nulla a che
fare con la semplice salute ma con la commistione tra business sanitario
ed egoismi personali. Io non ho risposte ho semplicemente sempre più dubbi, più passa il tempo e più vedo norme e sento opinioni diametralmente opposte da un presidente di regione e uno di provincia,
completamente opposte.

G.L.Cerere

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