21 Ottobre 2020

Il Regno dipinto, esce in libreria il nuovo libro di Dalmazio Frau

“IL REGNO DIPINTO” è uscito in libreria e in tutti gli store online
Dieci racconti fantastici sull’arte e sugli artisti tra il secolo XIV ed il XX, con una prefazione di Gianfranco de Turris.
Edito da Homo Scrivens Edizioni.

Scrive Gianfranco de Turris nella prefazione al volume: «Dalmazio Frau, che guarda caso, esordì giovanissimo al Premio Tolkien (il concorso letterario 1980-1992 che sollecitò la nascita e la crescita di un fantastico “italiano”) e che negli anni diventato disegnatore, illustratore, pittore, critico e storico dell’arte, con predilezione ovviamente per un certo tipo d’arte, di ieri e di oggi. Uomo dal multiforme ingegno e dal pessimo carattere, proprio come il suo beneamato Cellini…
Sicché nel libro che avete fra le mani Dalmazio ha mirabilmente fuso le sue due passioni: l’arte e il fantastico, appunto, dimostrando concretamente come si possa essere di grande originalità anche in un genere letterario dove si pensa di aver detto tutto (e letto di tutto), spaziando con la sua fantasia nel tempo e nello spazio, dal XIII al XX secolo e in vari Paesi d’Europa, ma principalmente in Italia, applicando la “lezione” che si è cercato di dare sin dagli anni Ottanta del secolo scorso: non esiste solo un fantastico di origine anglo-americana, ma può benissimo esistere anche un fantastico di taglio europeo e specificatamente italico.
È stato spesso un luogo comune quello di affermare che il nostro Paese non poteva essere lo sfondo di storie fantastiche, ma solo perché sino ad un certo momento siamo stati abituati a leggere narrativa soprattutto di lingua inglese, ed a pensare di conseguenza. Luogo comune che cerco di sfatare da oltre tre decenni. Per tradizioni, storia, folclore, leggende, miti, l’Italia è viceversa terra fantastica. Lo pensavano gli scrittori gotici inglesi di fine Settecento, perché non dovremmo crederci proprio noi? La possibilità d’immaginare degli scenari, delle ambientazioni, delle tipologie di personaggi senza dover obbligatoriamente ricalcare gli stereotipi anglo-americani che hanno inciso nella nostra immaginazione, quasi condizionando il nostro gusto, quando li abbiano letti per anni da ragazzi, è veramente impossibile?»

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