21 Ottobre 2020

Dopo-elezioni, che fine ha fatto la destra a Bolzano

La rubrica di PostaCerere 

Che l’esito delle elezioni comunali fosse scontato, almeno per me, non mi sembra una grande sorpresa, l’ho pure scritto più di una volta. Basta aver fatto un minimo di analisi di flussi elettorali e studiato un minimo di statistica la risposta era lapalissiana. Se uno poi volesse pure avere una giustificazione letteraria si legga il recentissimo libro “Io sono il potere” di Giuseppe Salvaggiulo della Feltrinelli e se ne faccia una ragione. Quello che io continuo a rimarcare invece è l’esito della sconfitta, si può perdere anche a testa alta, ma quello che è successo è stata una sconfitta preconfezionata di immaturità politica. Immaturità politica perché invece di capire le ragioni della sconfitta si accontentano di argomentarla come una vittoria mutilata; come se la storia non gli avesse insegnato nulla. Povera intellighenzia di destra, se questo è il massimo che riescono ad ottenere per l’Alto Adige non vedo grossi ma nemmeno piccoli cambiamenti. Questo territorio rimarrà sempre un corpo estraneo in uno strano stato, col mito della riunificazione all’Austria e la dittatura di una minoranza linguistica territoriale sull’intero stato italiano e sulla minoranza italiana dell’Alto Adige. Il paradosso dei paradossi da esportare a modello di convivenza in tutti i paesi del mondo sotto l’ègida dell’ONU. Cosa imputo io al centro destra italiano e altoatesinoqual’è il mio J’Accuse? Semplicemente che il centro destra dalla discesa in campo di Berlusconi e dalla svolta di Fiuggi ha abbandonato il pensiero di un certo tipo di destra per abbracciare unicamente il modello di destra liberale all’anglosassone. Attenzione non dico che quel modello sia sbagliato completamente, dico semplicemente che aver abbandonato tutte le altre sfaccettature della destra italiana ha ridotto il proprio bacino elettorale e modificato irrimediabilmente la forma mentis dei militanti, del popolo, degli intellettuali, dei dirigenti politici e conseguentemente dell’elettore di destra. La destra italiana ha avuto che piaccia o meno il fascismo, il modello anglosassone no, per cui abbiamo avuto un percorso storico diverso. Facciamo un esempio storico; quando il fascismo raggiunge il massimo del consenso italiano, il fascismo era sia quello accademico di Giovanni Gentile ma anche quello azionista e violento delle squadracce; poi era anche quello socialista di Bombacci ma anche quello aristocratico di Galeazzo Ciano, ecc., insomma al suo interno potevano convivere delle contraddizioni che però ne determinavano la grandezza. Il bene e il male non si possono mai completamente scindere, bisogna sempre considerarli un unicum. Noi italiani non siamo più abituati a pensarla così dall’avvento del cristianesimo, il quale ha fatto da spartiacque nel definire il bene e il male assoluto. Nelle religioni precristiane o pagane questa dicotomia era inscindibile, la vita presupponeva la morte e questo lo si poteva vedere soprattutto nei riti sacrificali. Il cristianesimo ha abbandonato il biblico dell’occhio per occhio per passare all’evangelico porgi l’altra guancia, insomma siamo diventati dei tafazzi. Leccarsi oggi le ferite non serve a nulla anzi le infetta ancora di più, se si vuole puntare alla vittoria ci devono essere ben altri argomenti e sopratutto più sfaccettati per avere il consenso in democrazia. La debolezza del centro destra sta proprio qui, nel considerare la pancia del paese come la sola e unica verità politica che guida l’azione. Zanin, Salvini, la Meloni, possono andare in tutti i mercati rionali che vogliono, ma il consenso che necessitano non lo trovano solo la, lo devono cercare in tutti i livelli della società italiana. Berlusconi questo lo lo aveva capito benissimo, difatti per poter andare al governo nel primo governo del 1994 non aveva avuto remore nell’includere sia AN che il CCD. Se si vuole andare al governo si devono fare dei compromessi, se invece si vuole vincere o perdere si devono fare delle scelte radicali, chiaro! Stare in questo limbo di vorrei ma non posso, porterà solo esclusivamente a delle vittorie mutilate. Il centro destra italiano inoltre ha perso quel suo appeal anche nella destra sociale, in quanto ha abbandonato la militanza del Lumpenproletariatche durante gli anni 70/80 la faceva per la maggiore. Questa base elettorale, per la sinistra buonsolo per i campi di rieducazione, veniva automaticamente esclusa dal pensiero di sinistra marxistaquesta gente aveva dedicato anima e cuore nella destra italiana, per questo era una parte importante dell’elettorato di destra. Ormai questa sottoclasse sostituita dalle politiche immigrazioniste dei radical chic e dal neoliberismo economico, ha pure minato nelle radici la fiamma della destra sociale, figuriamoci se si riesce ancora a riconoscere in massa negli ideali della destra storica e socialeInoltre per non farci mancare nulla, nelle recenti politiche degli ultimi governi di centro destra c’è stato sempre più un allineamento al maistream mondiale in termini di valori culturali. La mancanza assoluta di modelli culturali non conformi di riferimento ha minato le generazioni più giovani rendendole sempre più imbelli e rassegnate. In tutto questo bailamme di democratiche illusioni elettorali il centro destra continua a cavalcare le solite litanie e parole d’ordine non dissimili dal centro sinistra per non dire dei veri e propri sinonimi. Manca l’arditezza e la volontà di rivolta, pochi e miseri i segnali di fumo in tutti i settori della cultura italiana, ma anche in quella occidentale.

G.L. Cerere

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