Mar. Ago 11th, 2020

Il Mes e l’alternativa Recovery Fund che è sempre MES

La rubrica di PostaCerere 

“Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo.” Con queste parole nel 1848 K.Marx e F.Engels iniziavano il loro pamphlet del Manifesto del Partito Comunista e avvertivano della presunta caccia alle streghe del nuovo pensiero. Erano altri tempi, ma in Europa cosa sta accadendo adesso? Nulla di simile da un punto di vista politico perché il comunismo è morto e sepolto, ma allora che succede con il Recovery Fund? Si stanno scontrando anni e anni di differenti storie nazionali che cercano tutte a loro modo di stare sotto un tetto comune, dove di comune hanno solo un abbassamento delle diversità nazionali per un bene superiore, insomma si potrebbe definire un comunismo paneuropeo 2.0. La diversità delle differenti visioni per affrontare la crisi economica dovuta al COVID, non fa altro che accentuare queste diversità. Diversità che storicamente si sono impresse nel DNA delle singole Nazioni Europee. Quindi questo conflitto economico non è da vedersi solo come conflitto tra paesi frugali e paesi del sud Europa, ma è un vero conflitto di potere egemonico, visto che si tratta di parecchi “piccioli”. L’attacco che Olanda e Austria fanno contro l’Italia ha come obiettivo non solo di indebolire ulteriormente economicamente l’Italia, ma anche di scardinare l’asse politico egemonico Franco-Tedesco di cui noi, a causa dei nostri politici, abbiamo sempre fatto d’appendice. L’Olanda e tutti quei piccoli paesi con una politica neoliberista spinta, vogliono rompere definitivamente, il fronte burocratista e pseudo socialdemocratico che gli sta tarpando le ali. Ricordiamoci che l’Olanda e il Lussemburgo sono stati oggetto di numerosi attacchi da parte di Francia e Germania perché considerati paradisi fiscali europei, che permettono un dumping fiscale che li danneggia, come danneggia anche noi (FCA, solo per fare un esempio). In questo gioco delle parti allora si ripropongono all’interno di questa Unione Europea i vecchi schematismi fatti di alleanze e inimicizie, cosa che affascina i giornalismi da chiacchericcio. Provate a sfogliare i quotidiani nazionali, l’olandese Rutte è indicato come il cattivo e l’ungherese Orban come l’amico, una semplificazione da idioti funzionali. Bisogna invece marcare l’attenzione sul fatto che si tratta di una vera disputa egemonica di portata secolare al pari di una vero conflitto armato. Ricordiamoci che una volta tutti i conflitti egemonici andavano sempre a sfociare in guerre. Oggi non è più così, per questo sono più subdoli, perché ai vincitori, chiunque essi saranno, porteranno delle conseguenze di vittoria o sconfitta senza colpo ferire. Di certo un grande risparmio in termini di vite umane, ma se non si inquadra bene il problema attuale alla fine risulteremo noi italiani dei perdenti di un conflitto senza aver colto il senso della sconfitta. Questo modo di discutere in questa Unione Europea, dai toni pacati, ma dai risultati drammatici è figlio di quella politica buonista che noi italiani non siamo mai stati bravi a intrecciare. Essendo noi italiani molto più fumantini ed estroversi, ci scaldiamo velocemente nell’immediato, ma altrettanto velocemente ci dimentichiamo, perciò in questo gioco i più pacati e introversi attori del nord europa hanno vittoria facile nei confronti dei nostri politici. Questa Unione Europea non ha mai fatto bene a l’Italia anche per questo, perché non siamo mai stati abituati a quei giochi di palazzo a cui le secolari monarchie europee avevano abituato i loro regnanti, difatti il motto degli Asburgo era “Bella gerunt alii, tu felix Austria nube” (Le guerre le facciano gli altri, tu, Austria felice, sposati). Come sempre se si vuole imparare qualcosa, noi italiani dobbiamo guardare al nostro passato, perché in esso è scritto il nostro destino. Se vogliamo essere davvero una Nazione con la enne maiuscola bisogna attraversare il Rubicone, non ci sono alternative, ma non so se gli italiani lo vogliono fare!

G.L. Cerere

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