Mar. Ago 11th, 2020

Quell’antirazzismo che non tiene conto degli insulti agli italiani

Bolzano, 4 luglio – Dopo la rissa di Brunico del 27 giugno 2020 sono finite sul registro degli indagati 5 persone. Ora sarà la magistratura ad indagare sui fatti e sulle diverse responsabilità, ma la cosa che succede sempre quando accadono delle risse e ci sono delle persone di differenti etnie, è che accanto ai normali capi di imputazione compare spesso anche l’aggravante o il reato di discriminazione razziale. Mi viene difficile pensare che durante una tale situazione si utilizzino termini aulici o virtuosi, semplicemente nella foga adrenalinica del momento, tutto quello che ad uno gli passa per la mente lo esterna senza freni inibitori. Giusto o sbagliato questo non sta a me giudicarlo, non sono un giudice, per cui non posso dire se quanto viene detto in quei momenti possa definirsi reato. Saranno ben più gravi i fatti e le motivazioni dei fatti che gli epiteti del momento; se invece la matrice della violenza è il razzismo stesso allora è un’altra cosa. In questo caso sembra che si tratti di un alterco tra passanti, con tutto quello che ne consegue. La cosa però che mi lascia veramente esterefatto è che se in un momento non di rissa, ma di semplice scontro verbale, uno offende un italiano con la classica e ben conosciuta offesa di questa sudtirolese Walsche (più o meno italiano di merda), non si trovi neanche un PM disposto ad approfondire le indagini. La denuncia verrà archiviata a priori. Se l’offesa di discriminazione razziale o etnica ricade sugli italiani, soprattutto detta a mente fredda, non merita nemmeno un secondo di attenzione. Ricapitoliamo; se in una rissa nata per futili motivi si usano epiteti quali “negro di merda” è razzismo, ma se durante un normale alterco uno dà dell’”italiano di merda”, “Walsche”, non è altrettanto discriminazione razziale. Cerco semplicemente di capire dove sta il confine della discriminazione etnica o razziale, e veramente vorrei che qualcuno me lo spiegasse. Perché a mio modesto parere una offesa detta a mente fredda è ben più grave di quello che si dice nella concitazione tra uno scambio di aggressioni fisiche. Oppure devo lasciarmi aggredire e poi farmi anche insultare per poi eventualmente trovare un PM che possa confermare anche la discriminazione razziale per noi italiani. Scusate se sembro provocatorio, ma non è mia intenzione, cerco solo di capire dove sta il confine giuridico perché se lo si lascia solo al colore della pelle, allora anche questa è una discriminazione post hoc, ergo propter hoc (dopo di ciò, quindi a causa di ciò). Se invece lo si intende per tutte le etnie eccetto quella nazionale, allora questo è ancora peggio perché di tratta di autorazzismo. Insomma, mi sembra che alcune argomentazione sul razzismo siano dei sofismi del petitio principii, cioè dove la proposizione che deve essere provata è supposta implicitamente o esplicitamente nelle premesse. L’affermazione da dimostrare, quindi, viene data per scontata durante il ragionamento che dovrebbe, al contrario, dimostrare che è vera. Spesso quindi la fallacia del ragionamento sull’insulto razzistico a differenza del razzismo reale (per intenderci quello ad esempio di rispettare una proporzionale etnica invece che meritocratica) sta nella sua logica argomentativa e su questo un giudice deve giudicare. Un esempio: Se io dico: “Accogliere gli immigrati senza se e senza ma è un dovere di ogni uomo, in quanto è la giustizia stessa che, assolutamente, ci da il diritto di chiedere accoglienza e, allo stesso modo, è lei che ci da il diritto di riceverla”; commetto diversi errori. Il primo è una parafrasi al posto di “senza se e senza ma” si scrive “assolutamente”. Poi però viene il bello: al posto di “dovere di accogliere” si scrive “diritto di chiedere accoglienza”: le espressioni sono intercambiabili in quanto sono un’applicazione di come funziona generalmente il concetto di diritto/dovere: avere un dovere verso A di fare B è lo stesso che dire che A ha il diritto a B. Il circolo è doppio, perché si ripete lo stesso concetto subito dopo, scrivendo “diritto di riceverla”. Quindi fin quando si discrimina oggettivamente, anche se lo si dice fa lo stesso, quando invece non si discrimina nei fatti e lo si dice allora si è razzisti. Ecco questa frase nella logica aristotelica potrebbe essere disegnata come un quadrato delle opposizioni…. a voi carta e matita.

G.L.Cerere

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