2 Dicembre 2020

Se in autunno tornerà la pandemia con la prepotenza delle influenze stagionali

La rubrica di PostaCerere – la peste di Tebe

Ora che la fase acuta della pandemia Covid 19 si sta allentando, sui principali mezzi di comunicazione si discute principalmente su quali devono essere gli interventi di natura economica e finanziara per rilanciare il nostro paese. Benché anche io abbia la mia opinione, ho invece deciso di occuparmi di nuovo della pandemia in un momento non sospetto, ma in modo diverso diciamo filosofeggiante. Molti di voi supporranno, odoreranno, penseranno che ce la siamo sfangata con “poco”, mi dispiace deluderlo, ma il peggio deve ancora arrivare. Si perché la seconda ondata d’autunno non è una probabilità, ma una certezza. Chiedete a qualsiasi medico se non credete a me, tutti non potranno far altro che confermare questa mia affermazione. A riprova di questo, basti guardare cosa stanno facendo tutte le strutture sanitarie mondiali in questo momento e le case farmaceutiche. Si stanno adoperando a mettere in magazzino il più non posso per affrontare la seconda ondata. Una seconda ondata che si mescolerà pure con la tradizionale influenza autunnale, portando un nuovo ciclo di sintomi e complicazioni con le quali già adesso sanno che saranno difficili da curare, soprattutto per le persone anziane o con già diverse altre patologie. Insomma la dittatura sanitaria sembra che sarà pronta ad attenderci nuovamente a ottobre/novembre. Un’altra certezza è che fin quando non si troverà un vaccino, se lo troveranno, i cicli si ripeteranno fino al depotenziamento del virus o al suo contenimento. Questo è quello che ci hanno insegnato tutte le serie storiche. Quindi ritengo che adesso sia il momento giusto per porsi la classica domanda tolstojana “Che Fare”? Senza alibi, senza scuse e senza preconcetti dobbiamo far rientrare dalla porta principale, come dalla voce di James Howard Smith nel romanzo post apocalittico “La peste scarlatta” di John Griffith Chaney London, saggezza e conoscenza. Io non ho risposte assolute o parziali circa le soluzioni da trovare, credo semplicemente che questo mondo neoliberista ha illuso quasi tutti con tecnologia e medicinali. Tutti quelli che vivevano nei paesi avanzati si potevano sentire immortali e potenti, lasciando in miseria e povertà e, molto spesso, in mezzo a guerre democratiche, milioni di esseri umani. Il valore della vita poteva essere calcolato in base al luogo di origine, fomentando così quei sentimenti buonisti e caritatevoli che oggi vanno per la maggiore. Con il mito del buon selvaggio e la cancellazione delle razze, la natura era stata domata e tutto doveva andare in quella direzione; la legge del più forte non aveva più motivo d’esistere. Tutti quei sentimenti che ci differenziano dal mondo animale erano stati sconfitti. Tutti si erano illusi di poter invecchiare e vivere fino a 90 anni, questo era il leit motiv del mondo moderno. Ora le carte si sono rimescolate e, come nelle pandemie del passato e durante le guerre, gli anziani vedranno nuovamente morire i giovani. La legge della natura è dura da digerire, ma suo malgrado normale in questa vita terrena. Per questo sono state costruite, erette, tramandate religioni e chiese di ogni sorta, per trascendere la complessità e la presunta ingiustizia della vita terrena. Non per niente la mia rubrica prende il nome proprio dalla dea romana Cerere artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte. Un ciclo eterno riconosciuto fin dalle origini della storia in tutte le religioni. Quindi siamo di nuovo daccapo, Che fare? Ripeto, non lo so, l’unica cosa invece che certamente so è che se a guidare questa seconda, terza o quarta ondata saranno uomini privi di etica e morale, lhýbris è dietro l’angolo e le risposte che daranno saranno peggiori del problema che le ha causate. L’unica mia speranza rimane che almeno qualcuno di loro abbia letto Edipo Re di Sofocle.

G.L. Cerere

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