Mer. Lug 15th, 2020

La dittatura giornalistica SVP in Alto Adige sempre più evidente

La rubrica di PostaCerere 

Come ho più volte sottolineato, in questa provincia, l’Alto Adige, non esiste un vero e proprio giornalismo investigativo. Esistono però molti mezzi di comunicazione che non fanno altro che da cassa di risonanza delle quotidiane conferenze stampa della giunta provinciale per il popolo gregge. Nulla di più semplice che riverberare il messaggio senza mai fare un commento o porsi una qualsiasi domanda. Non bastasse questo, dovete sapere che poi esiste pure la Consulta Provinciale per le Comunicazioni, organo a nomina diretta del consiglio provinciale, leggasi della maggioranza se non addirittura a marchio SVP, il quale dovrebbe essere l’equivalente dell’AGCOM nazionale. Insomma oltre a offrire conferenze stampa in quantità industriale, oltre a nominare gli organi di controllo, mamma provincia non poteva non esimersi dal finanziare gli editori privati. Un cortocircuito informativo che nessuno osa mai denunciare. Ma se credete che questo sia sufficiente per permettere sogni tranquilli alla SVP vi sbagliate. La mozione 291/20 del consiglio provinciale a firma Amhof Magdalena, Tauber Helmut, Ladurner Jasmin, Locher Franz Thomas, Vallazza Manfred logicamente tutti appartenenti al gruppo consigliare SVP, vuole ancora di più stringere il cappio all’informazione. In sintesi la mozione prevederebbe che nei forum in internet i cui editori percepiscono sussidi pubblici venga vietato l’anonimato e che tutti possano partecipare solo con le loro vere generalità. Nobile l’intento di riportare le discussioni in termini pacati e moderati, ma contemporaneamente si intravede anche un opera di reciproca dipendenza, il classico do ut des. Basta guardare la seguente tabella dei contributi ricevuti nel 2019 (Fonte: Consulta Provinciale per le Comunicazioni).

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Le considerazioni le lascio a voi anche se a me viene tanto in mente la patente per gli operatori della Tv che voleva il filosofo austriaco Karl Popper. Un’operazione che sa tanto di regime comunista dove l’apparenza è più importante della sostanza. Se nella realtà che ci circonda ci sono stronzi, idioti, persone per bene, persone corrette non vedo perché la realtà virtuale non debba essere rappresentativa di tutte le sue colorate sfaccettature. Abbiamo quel che ci meritiamo.

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