2 Dicembre 2020

Tra covid19 e politica debole, torniamo a nutrirci di sogni e cultura

La rubrica di PostaCerere 

Oggi è molto difficile parlare e scrivere di argomenti non legati alla pandemia del Covid 19. Scrivere sempre del presente soprattutto in questa situazione ci fa sembrare spesso ripetitivi, monotoni, ma soprattutto banali. Per questo mi sono astenuto dallo scrivere, per far decantare la situazione, nel frattempo ho letto e mi sono nutrito dei buoni vecchi libri in formato cartaceo. Mi sono messo a leggere e a rileggere i pensatori classici dell’area nonconforme: Céline, Cioran, La Rochelle, Solaro, Giano Accame, de Benoist, insomma tutti quegli autori che avversano la decadenza materialista delle società moderne senza mai cadere nel trabocchetto del marxismo o del neoliberismo moderato. Questa opera di disintossicazione dal presente mi ha però fatto riflettere su come chi appartiene all’AREA possa cadere egli stesso nei tranelli del modernismo neoliberista nello stesso modo di chi non appartiene all’AREA. Questo perché tutta l’informazione si è focalizzata intorno alle conseguenze economiche, sanitarie, sociali e comunicative del post Covid 19, quindi è diventato più difficile capire la direzione da seguire. Anteponendo i bisogni primari dei singoli si è persa di vista l’IDEA e gli strumenti con i quali raggiungerla. Ogni tanto per fortuna abbiamo qualche politico illuminato che ci ricorda che il melting pot non è la nostra direzione (leggasi Giorgia Meloni), ma delle identità nazionali ben definite che allo stesso tempo avversano razzismo e antisemitismo, nulla più però. Il pensiero forte è scomparso dal dibattito quotidiano e questo lo si denota maggiormente focalizzando l’attenzione sulle dinamiche internazionali. Mentre noi ci scontriamo sul prezzo delle mascherine e sulle distanze da mantenere abbiamo un ministro degli esteri che non si accorge che la Libia sta diventando terra di un ulteriore scontro Russo-Turco; il corno d’Africa è ormai terra di conquista della Cina (leggasi ferrovia Etiopia-Gibuti e presidenza OMS); la politica delle frontiere chiuse all’interno dell’Unione Europea sembra che sia una cosa condivisa anche se sono stati tutti atti unilaterali, ecc. In tutto questo marasma pandemico mondiale l’Italia è assente sia all’estero che in patria. Senza una politica economica basata su una moneta nazionale mi sembra lapalissiano che qualunque capo di Governo conti meno di zero. Ma nel frattempo cosa si sta facendo nell’AREA? A parte i giusti interventi materiali a sostegno dei deboli che facciamo? È una domanda che ci dobbiamo tutti porre. Io non ho una risposta, ma credo che appena le condizioni lo permetteranno si debba di nuovo subito iniziare a fare quella metapolitica che ci appartiene. Battere i pugni su un tavolo, urlare in coro degli slogan, scontrarsi dialetticamente, alzare in alto i boccali, commuoversi alle cerimonie, ecc, sono tutte cose che ci appartengono. La realtà virtuale dei SOCIAL, deve essere solo uno strumento e niente più. Il pensiero forte non lo si posta, ma lo si coltiva dalle radici. Je ne renonce pas à rêver ma vie, mais je prétends aussi vivre mes rêves (Io non rinuncio a sognare la mia vita, ma pretendo anche di vivere i miei sogni. Cit. P. D. La Rochelle).

G.L. Cerere

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