Mar. Giu 2nd, 2020

Coronavirus in una società moderna che butta gli anziani in discarica

La rubrica di PostaCerere 

Bolzano, 24 aprile – Ogni giorno su tutti i principali strumenti di informazione troviamo la conta dei morti da Covid 19. Nella quotidiana striscia di propaganda provinciale vengono anche giornalmente distinti i decessi tra le strutture per anziani e il resto, come se le strutture per anziani fossero un qualcosa “altro”. Che la società moderna consideri le case di riposo, gli ospizi, i gerontocomi, chiamateli come volete, delle discariche sociali ora balza sotto gli occhi di tutti. La trasformazione neo liberista ha fatto si che chiunque esce fuori dal ciclo produttivo ed economico, deve essere nella migliore delle ipotesi separato e riciclato, nella peggiore messo in una discarica per poi essere bruciato. Nell’attesa che ci sia il trapasso però bisogna in ogni modo cercare di allungare la vita, non tanto per motivi etici, ma per aumentare il ciclo economico del sistema sanitario e di “cura”, lucrare fino all’ultimo su tutto. Le vite ardite e indomite non fanno parte di questa società, morire da giovani, magari combattendo liberamente per un’idea non va bene, bisogna vivere il più a lungo possibile sempre e in qualunque modo. In natura infatti tutte le specie persino i virus hanno come principio la ricerca della loro sopravvivenza, nessuno cerca l’autodistruzione come principio morale. I fautori del mondo globale hanno incasellato tutto e se uno osa avere un idea diversa quale Dio, Patria e Famiglia nel senso forte dei termini, non bisogna mai dargli contro, ma attenuare il significato dei termini e depotenziarlo senza colpo ferire. Dio non più come elemento fondante e determinante di un comportamento etico e sociale che permette la pacifica convivenza di una comunità, ma un semplice accessorio adattato al consumismo moderno per un etica egoista puramente individualista e dedita al relativismo assoluto. Patria non più come elemento imprescindibile di identificazione di un popolo e di una nazione, ma un semplice accessorio di folclore e di stereotipia da invocare ad uso e consumo del proprio narcisismo. Infine la famiglia, si perché non so proprio dove sono finite le famiglie di una volta, patriarcali o matriarcali che si voglia, ma veri centri di coesione sociale. Spesso tre generazioni sotto un unico tetto, condivisione assoluta di doveri e piaceri, una scuola di vita ed educazione ancor prima di quella societaria. Sicuramente non tutto era perfetto, le trasgressioni i soprusi esistevano ed erano anche più difficili da risolvere, ma rispetto all’anomia della famiglia moderna il passato sembra un paradiso. Gli anziani, saggi della loro esperienza condividevano la vita con i più giovani tramandando attraverso la tradizione orale esperienze e passati di vita che altrimenti sarebbero stati persi. I ricordi della tragedia delle guerre, delle carestie non letti sui libri, ma raccontati da chi li ha vissuti personalmente non hanno il prezzo di una retta dell’ospizio. Inoltre il tramandare le informazioni oralmente ha pure una funzione di sopravvivenza sociale perché aiuta molto di più nella vita quotidiana che leggere un libro, nella speranza che qualcuno legga ancora. Un esempio classico per farvi capire. Il Vesuvio erutta mediamente ogni 64 anni circa, più passano gli anni più l’eruzione sarà potente. In questo arco di tempo ci stanno circa due generazioni e mezzo per cui se la terza non trasmette le informazioni a quelle successive il bagaglio informativo verrà perso e verranno disattese tutte le avvertenze che una volta erano soliti prendere in base alle generazioni precedenti. Capite adesso l’importanza della famiglia allargata! Il Vesuvio ha eruttato l’ultima volta nel 1944, fate un po di calcoli voi adesso, nel frattempo intorno allo stesso hanno costruito indiscriminatamente senza il rispetto della tradizione degli anziani, perché sono stati presi e isolati dentro una sala d’attesa in quanto non utili al sistema. Proprio senza allontanarmi troppo da Napoli vorrei ricordare le parole del grande artista partenopeo Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio detto Totò nella sua incredibile poesia “La Livella”:

Perciò,stamme a ssenti… nun fa”o restivo (Perciò, stammi a me sentire…non fare restio), suppuorteme vicino-che te ‘mporta? (sopportami vicino che t ‘importa?), Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: (Queste pagliacciate le fanno solo i vivi:) nuje simmo serie…appartenimmo à morte! (noi siamo seri…apparteniamo alla morte!).

G.L. Cerere

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