Dom. Lug 12th, 2020

Camionisti, abbandonati dai governi, eroi dell’emergenza Coronavirus

La rubrica di PostaCerere 

Se c’è uno stereotipo di cui tutti siamo stati intrisi nella nostra gioventù era sicuramente quello del camionista in zoccoli, canotta bianca, pantaloncini corti, collana d’oro e l’onnipresente calendario nella cabina di guida di donne formose in abiti succinti o addirittura senza nessun velo. Era un immagine tra il vero e il faceto, ma quando vedevi passare questi bisonti della strada il tuo pensiero non poteva che immaginare la posa di agosto o luglio. Oggi la categoria si è completamente trasformata, non solo per la tecnologia degli autotreni e degli autoarticolati, ma soprattutto perché anche i camionisti si sono adeguati ai tempi moderni. Ecco, anche loro come i medici e tutti gli operatori sanitari in questo momento storico sono diventati fondamentali per far andare avanti il sistema paese in un momento di così grave emergenza sanitaria. Sono una delle professioni che sta veramente dando un contributo primario alla rinascita della nazione. Senza il loro apporto con i rifornimenti medicali e soprattutto alimentari ci sarebbero già state delle conseguenze ben più gravi che è meglio non immaginare. Gli autotrasportatori, molto spesso dannati dagli automobilisti, in questo preciso momento stanno viaggiando con merci e prodotti che salvano la vita a tutti noi, sono rimasti gli unici a poter attraversare le frontiere. Insomma in questo momento anche loro sono dei veri eroi, vi sfido a dirmi il contrario anche perché provate a mostrarmi qualcosa che non è arrivata su un camion? Ecco ogni tanto bisognerebbe ricordarsi anche di loro e io vista la mia “deformazione” di sindacalista non posso far altro che guardare alle loro attuali e passate condizioni lavorative. Anche loro hanno problemi nel rifornirsi di mascherine, trovano le aree di servizio chiuse, la ristorazione è chiusa ovunque, insomma anche la loro quotidianità lavorativa è messa in una situazione critica. Ma nel più recente passato cosa ha fatto il governo per loro, di certo non li ha agevolati soprattutto nell’accesso al credito e del leasing. Poi magari quando te lo concedono i tassi di interesse sono improponibili, e così storiche aziende italiane e migliaia di camionisti italiani si trovano costretti a mollare per lasciar campo ad aziende multinazionali che sfruttano lavoratori stranieri e fanno del dumping fiscale europeo il sistema per accedere ai mercati finanziari. Avete notato che oramai tutti i camion che viaggiano in Italia hanno la targa estera, sia della trazione che del rimorchio? Ma anche se hanno la targa italiana l’autista nel 50% dei casi è straniero, e non voglio sentire invocare il solito ritornello che il camionista è una professione che gli italiani non vogliono fare perché mi incazzo. Non è assolutamente vero. Insomma anche in questo settore il governo non ha capito che lasciare in mano ad aziende straniere le redini del autotrasporto significa maggiore ricattabilità. Dopo aver abbandonato il trasporto merci su ferrovia (ormai copre si e no il 10% del trasporto merci) ha anche abbandonato a se stessi gli autotrasportatori italiani nel nome del neoliberismo. Ecco, in questo momento credo che il governo si debba ricordare anche di loro non solo a parole ma coi fatti. Bisogna iniziare a ricostruire questa amata nazione anche da qui; voglio tornare a vedere i calendari osé dentro le cabine di guida.

G.L. Cerere

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