Mar. Giu 2nd, 2020

COVID19, le falle del sistema sanitario altoatesino

La rubrica di PostaCerere 

Bolzano, 1 aprile  – Fino ad oggi nessuno ha fatto un commento su come è stata gestita l’emergenza Corona Virus in Alto Adige. Sarà per sudditanza psicologica, sarà per qualche altro interesse o sarà per una qualsiasi disparata motivazione, ma io fino adesso non ho letto in nessun quotidiano o sentito su nessun notiziario sia di lingua italiana o tedesca uno stralcio di giudizio. Quindi eccomi qui pronto a fare il bastian contrario. Iniziamo col dire che il personale sanitario nel suo complesso non può far altro che lavorare con gli strumenti che ha a disposizione. Difatti io non mi voglio occupare di chi ha giurato su Ipocrate, ma sull’aspetto politico. Partiamo dal presupposto che la nostra provincia è una provincia ricca quindi i nostri problemi economici nosono paragonabili con quelli delle regioni a statuto ordinario, questo bisogna sempre tenerlo a mente. Partiamo dalla campagna informativa, o di propaganda, chiamatela come meglio credete, sui dati dell’epidemia. Ieri si è scoperto che c’è stato un errore nella conta dei decessi. Un errore a cui l’assessore alla sanità e il presidente della giunta provinciale non hanno saputo dare un chiarimento, ma hanno semplicemente chiesto venia. Perché c’è stato un errore nella conta dei decessi? La risposta adesso è comunque tardiva, perché i dati trasmessi erano comunque sbagliati e a quel errore non si può più rimediare. Per questo la mia domanda è un altra, perché nessun componente del gabinetto di crisi provinciale non si è accorto della discrepanza dei dati sugli infettati e sui decessi rispetto al confinante Trentino? Sono così sicuri di sé, che ogni dubbio è vietato o semplicemente arroganza di superiorità politica? Come si fa ad accettare un dato quando nella provincia confinante il numero dei decessi è il doppio? La politica provinciale della giunta altoatesina è veramente così distante dalla realtà che li circonda? Non bastasse a darsi una risposta, ricordo ai più sprovveduti il caso dei scaldacollo, strumenti definiti da tutti gli specialisti del settore come dei strumenti non protettivi a terzi ma semplicemente autolimitanti. Ma andiamo avanti con i fatti accaduti. Visto che i soldi non mancano, il problema non è l’acquisto dei prodotti ma lo loro fornitura, e anche in questo caso con la giustificazioni che i privati sono abituati hanno delegato a un terzo il compito di fare arrivare materiali dalla Cina. Tutto sempre e comunque guardando oltre confine del Brennero. Sempre per non dimenticarcelo i trasferimenti ad Innsbruck e in Germania dei casi gravi ben vengano, se sono necessari, ma è possibile che la nostra sanità non sia riuscita a gestire i posti letto di terapia intensiva nello stesso numero della provincia di Trento? Significa che i tagli lineari alla sanità provinciale ci sono stati anche qui da noi? Perché nella nostra perfetta provincia non esisteva uno stock in magazzinaggio di riserva di strumenti e materiali medicali? La buona programmazione politica e prevenzione sanitaria non si deve basare sui momenti in cui le cose “vanno bene”, ma si deve basare sui momenti di crisi. Un qualsiasi ingegnere sa che quando deve progettare un edificio deve fare i calcoli statici per un terremoto di livello di magnitudo sei. Non è che la costruisce ignorando il fattore di rischio. Invece qui sembra che tutta la politica provinciale, non solo in ambito sanitario, invece di sviluppare un progetto politico facendo magazzino come una formica, si sia comportata da cicala per far vedere quanto siano bravi ma soprattutto belli. Allora la politica trentennale della maggioranza SVP è esente da responsabilità nella gestione di questa crisi? Se si intende come problema virale è ovvio che non hanno nessuna responsabilità, ma come gestione del problema? La mia risposta è semplice, in questo momento stiamo rincorrendo il problema perché non era mai stato prospettato uno scenario simile, ma non era nemmeno mai stato prospettato nessun altro tipo di scenario di crisi aggiungo io. Visto che gli piace guardare oltre confine, avrebbero almeno potuto copiare dai cugini teutonici. Si che loro avevano sviluppato ricerche e programmato strumenti di contenimento per tutte le crisi sin dagli anni duemila. Comunque rimane sempre a dimostrazione di come è l’attuale classe politica provinciale, il fatto e ripeto il fatto, che fino adesso non si sono tolti un caXXo di centesimo dal loro stipendio mentre molti sono senza stipendio o si devono accontentare dei strumenti sociali previsti dallo stato italiano.

G.L. Cerere

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