2 Dicembre 2020

Lavoro – Contratto Dipendenti pubblici, c’è veramente da gioire?

Bolzano, 18 dicembre – Il contratto collettivo intercompartimentale dei dipendenti pubblici 2019-2021 è stato firmato, così a gran voce i sindacati hanno manifestato la loro euforia. Ma c’è proprio da gioire? Si perché a mio modesto avviso è stata l’ennesima dimostrazione di come una bruciante sconfitta su tutti i piani possa essere fatta passare per una vittoria. Molti penseranno che tale risultato sia solo un dettaglio per il mondo del lavoro perché riguarda i dipendenti pubblici, nulla di più sbagliato, perché questa trattativa sicuramente per effetto domino avrà riflessi anche sul mondo del lavoro privato, e se avrete la pazienza di leggere l’articolo fino alla fine capirete il perché. Partiamo dagli antefatti, contratto scaduto, due manifestazioni di piazza a detta dei sindacati riuscite e tesoretto da 170 milioni a disposizione. Delle manifestazioni avevo già scritto in tempi non sospetti il 16 aprile 2019 sempre su la Vedetta d’Italia, riassumendo, avevo scritto che se per i sindacati portare in piazza si e no 1500 persone su un totale di 40.000 dipendenti significa riuscita, allora non si sa fare di conto perché un totale del 4% non mi sembra un ottimo risultato. Ma andiamo dentro nei contenuti. Quando si parla di contratto intercompartimentale non si pensi che riguarda solo i dipendenti dell’amministrazione provinciali, attenzione riguarda tutti i settori pubblici della provincia altoatesiana, cioè scuole, asili, sanità, comuni, IPES, comunità comprensoriali, case di riposo, aziende di soggiorno di Merano e Bolzano, ecc, quindi potete ben capire che si tratta tutt’altro che un dettaglio. Per fare solo un esempio, non gratificare con il giusto il personale di base della sanità si capisce bene che ne fa decadere la qualità. Questo è solo per far capire che ad essere coinvolti non sono una minoranza della popolazione altoatesina, ma il più grande settore economico del terziario dell’Alto Adige. Al tavolo delle trattative da un lato sedeva la parte datoriale che agiva come un unica mano e dall’altra 7 sigle sindacali che rappresentano circa solo il 50% dei lavoratori

(Fonte: http://www.provincia.bz.it/amministrazione/personale/personale-provincia/leggi-normative/rappresentativita-sindacale.asp).

Uno potrebbe pensare che il vulnus al tavolo della trattativa sia quel 50% di rappresentatività, ma purtroppo non è solo quello, anzi magari fosse solo quello perché le soluzioni potrebbero essere semplici, purtroppo i problemi della discrasia nella forza della contrattazione sta anche in altri ambiti. Se ci si siede a contrattare qualcosa entrambe le parti teoricamente e praticamente dovrebbero avere qualcosa di cui l’altro necessita. Di cosa necessita la parte datoriale che le maestranze hanno? Questo è quello che si deve mettere sul piatto della bilancia per partire, e non partire dal fatto che si hanno 170 milioni di euro a bilancio da distribuire. Se si parte da un numero la trattativa non potrà che essere un insieme di soluzioni numeriche che cerchino il più possibile di non scontentare nessuno, insomma un compromesso fatto esclusivamente sui numeri e non sui contenuti reali. Per tutti i sindacalisti che non hanno capito cosa significa quello che ho scritto gli consiglierei di leggersi il libro “Game Theory for Applied Economists” dell’economista Robert Gibbons del Massachusetts Institute of Technology.

Entriamo nel dettaglio di questa “vittoria”, ma attenzione i dati e i valori di tutti i dati sono al lordo delle imposte. Il primo punto è stato l’adeguamento triennale calcolato sul costo della vita del 3%, quindi un 1% all’anno, quindi non si tratta di un aumento ma di adeguamento. Vittoria? No, perché l’adeguamento è stato calcolato sul dato nazionale del 3% quando sappiamo che il dato provinciale del costo della vita è aumentato del 4,8%, quindi una perdita dello stipendio del -1,8%. Secondo punto è stato il riconoscimento del patentino di bilinguismo quale forma di compensazione proprio del mancato adeguamento. Infine il terzo punto è stato un aumento del 65% sulla quota fissa del premio di produttività che logicamente varia da ente ad ente per cui non è possibile quantificarlo, comunque sempre lordo. Cosa si nota in tutti questi sventolati pseudo aumenti che in realtà sono solo adeguamenti? Una cosa che potrebbe sembrare un dettaglio ma non lo è, lo stipendio base è rimasto invariato; tutti gli adeguamenti sono voci separate nella busta paga che fanno riferimento a premi. Volete sapere il perché? Se si aumenta la paga base si dovrebbero ricalcolare tutti i parametri percentualmente ad esso collegati, quindi anche le imposte dell’erario e i premi produttività di conseguenza. Inoltre aumentare lo stipendio base per i profili professionali del pubblico significherebbe aumentarli percentualmente anche nel privato, se invece si aumentano solo le indennità personali si svincola il contratto pubblico da quello privato come modello di trattativa. Per capirci se si aumenta lo stipendio base degli infermieri pubblici, al prossimo tavolo delle trattative del settore infermieristico privato gli stessi potrebbero chiedere di adeguare il loro stipendio base come quello del pubblico. Adesso capite quanto dicevo all’inizio, che il contratto intercompartimentale pubblico può avere riflessi anche sul settore privato. Qui si parla di diverse figure professionali che ne verrebbero coinvolte, adesso vi rendete conto del capitombolo sindacale. Ma questo fa parte del gioco delle parti, e non ci dobbiamo meravigliare se poi ritroviamo dei sindacalisti della CGIL condidarsi a sinistra, della CISL candidarsi col PD, della ASGB candidarsi con la SVP, ecc. Fa tutto parte del gioco delle parti. Si vede proprio che manca il pensiero di un sindacalismo rivoluzionario e dirompente che riporti le regole delle trattative sindacali come dovrebbero essere.

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