Mar. Ago 11th, 2020

Dalla Valdastico al rilancio di Arco – intervista a De Laurentis

Arco, 26 aprile- Intervista a Roberto DeLaurentis: “Riportare Arco ad avere il peso politico che merita – Apertura al Patt se continua nel processo di uscita dal centrosinistra”

Buonasera Roberto e grazie per la disponibilità, partiamo con la prima domanda in merito alla situazione nazionale, cosa ne pensa della cosiddetta alleanza giallo-verde e quindi del nuovo governo?

È un’alleanza che non ha nessun senso perché fatta a tavolino e sostanzialmente sono gli interessi di due partiti, che dovevano stare insieme per onorare le promesse fatte in campagna elettorale, ossia una cosa ignobile come il reddito di cittadinanza e dall’altra parte portare avanti un unico tema che è la questione dei migranti, che comunque è un tema che non potrà essere eluso.

Riallacciandomi al reddito di cittadinanza, e quindi all’economia, a dicembre l’assessore Trentino allo sviluppo, Achille Spinelli, ha firmato un accordo coi sindacati per premiare maggiormente i lavoratori nell’ambito del commercio, cosa ne pensa? un regalino alla Renzi (come gli 80€ al mese) o un vero premio al lavoro?

È assolutamente un regalino, perché a mio avviso bisogna tornare ad un concetto di meritocrazia, valutare il lavoro e premiare chi lavora e chi si applica. Ma bisogna soprattutto togliere tutti quei diritti sindacali che servono sostanzialmente ad evitare il lavoro.

Ora parliamo dell’Alto Garda e di Arco che la hanno vista tra i protagonisti alle scorse provinciali, punto nascita e Loppio Busa i temi principali, cosa ne pensa?

Il punto nascita di Arco va riaperto, perché è evidente che avendo un centro di procreazione assistita ci debba essere anche il punto nascita, ma il ragionamento deve essere più esteso, magari aggregando altri territori come per esempio le Giudicarie, colpite anch’esse dalla chiusura del punto nascita di Tione.
Ma il problema più grosso è sicuramente quello di avere primari accattivanti che attraggano altri medici all’altezza, abbiamo visto tanta gente della zona andare, per esempio a Rovereto, per seguire il proprio primario. Mentre la Loppio-Busa è un’occasione mancata, avremo dovuto pensare più in grande, ma come sempre ci siamo fermati alla soluzione più semplice e banale.

La Valdastico invece?

Per me la Valdastico non esiste, esiste un’autostrada che ad oggi finisce a Piovene Rocchette e che in qualche modo si può far arrivare tranquillamente a Rovereto sud. Superando tutte le sciocchezze degli ambientalisti, poiché abbiamo in mano tanto di studi, visto che il progetto l’ho fatto personalmente, che non si andrebbe a toccare nulla, anzi si otterrebbero più obbiettivi: primo non avere una delle tante autostrade del sud che muoiono nel niente, secondo avere un collegamento veloce per l’Alto Garda anche con l’Aeroporto di Venezia che è il terzo in Italia per movimenti e che è quello che concentra il traffico dalla Cina, infine l’obbligatorietà di chiudere tutto il traffico pesante dalla Valsugana, esattamente come viene fatto sulle gardesane e deviare il tutto proprio su questo tratto Piovene Rocchette-Rovereto. Questo vorrebbe dire rilanciare la Valsugana in termini turistici e ridare fiato a Levico, Vetriolo e Roncegno, che sono posti termali e turistici, per concentrare tutto il traffico proprio sulla seconda città del Trentino. Considero Rovereto la vera porta della nostra provincia, nel 2027 quando avremmo la ferrovia del Brennero, molto probabilmente i treni invece di farli a Isola della Scala come facciamo adesso, potremmo farli tranquillamente lì, recuperando quel mostro che è il centro ex Montecatini che altrimenti non verrà mai risistemato a causa degli altissimi costi, che sarebbero assorbiti in un più grosso investimento come quello della Valdastico, stimato all’incirca sui due miliardi di euro.

Torniamo all’Alto Garda, se fossi sindaco di Arco cosa faresti come prima cosa per la quarta città del Trentino?

Sicuramente ridare dignità alla città perché è lo snodo di tutti i traffici di questa zona. Quindi di sicuro un peso politico importante, non dimentichiamoci che siamo nel distretto economico più importante della Provincia, visto che il 20% del Pil viene prodotto dall’Alto Garda.
In secondo luogo collaborare maggiormente con i comuni limitrofi, perché collaborando avremo una forza tale che non ci sarebbe spazio nemmeno per Trento.

Quindi comune unico?

Più che comune unico, una svolta verso un’unità di intenti, che passa dalle logiche di urbanizzazione, per esempio è inutile fare due teatri uno a Riva e uno ad Arco, teniamone uno e facciamo qualcos’altro nel comune vicino, per esempio una grande piscina, ecc…

Polemica sulla via per i martiri delle foibe ad Arco, cosa ne pensi in merito?

Esiste una legge che va ottemperata, ci fosse una legge per il riconoscimento del 25 aprile probabilmente sarebbe stata approvata. Mentre esiste un sacrificio umano e di identità che non può essere ignorato, a cui per fortuna qualcuno ha ridato dignità, e che va giustamente onorata con questo tipo di ricordi. Finché continueremo a ragionare in termini di divisione e che la storia venga scritta, non dagli storici ma dai vincitori, questa non potrà funzionare.

Infatti tutte le più grandi città trentine hanno una propria via per i martiri delle foibe…

Questo è dovuto alla povertà e alla debolezza di un’amministrazione che deve sapere andare oltre, perché un’amministrazione che si rispetti deve saper tutelare tutti i cittadini, non solo il proprio gruppo di appartenenza.

Chiudiamo con le sue prospettive in vista delle comunali di Arco nel 2020, c’è la sua volontà di candidarsi a sindaco? Visto soprattutto l’ottimo risultato ottenuto proprio ad Arco alle scorse provinciali?

Credo che tutti sarebbero onorati di essere indicati come un possibile primo cittadino, io credo che mai come questa volta sia necessario fare un fronte comune. Un fronte comune con tutti quelli che non si riconoscono nel mal governo dell’attuale amministrazione. Quindi tutto ciò che non è l’attuale governo per me va bene, anche chi si è smarcato e chi si smarcherà. Secondo me anche il Patt, che sta lasciando una posizione innaturale come quella del centrosinistra, potrebbe essere recuperato, perché sono parecchi gli obbiettivi comuni, non abbiamo le stese visioni, poiché non siamo solo localisti, ma evidentemente si può ragionare insieme sulle molteplici idee in comune.

Matteo Negri

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