Ven. Lug 10th, 2020

Quando anche Bolzano scoprì Tut-anch-amon grazie ad Urania

Bolzano, 23 aprile  – Per il mese di aprile il Museo civico del capoluogo altoatesino ha riesumato per il pubblico bolzanino una vecchia locandina di Urania, centro studi che promuoveva eventi culturali in città.

Il Museo civico di Bolzano viene costruito tra il 1902 e il 1904 come luogo che potesse adempiere a una molteplicità di diverse funzioni culturali. Le collezioni erano custodite solamente nella parte Nord dell’edificio, mentre il primo piano, nella la zona centrale, era strutturato in una sala a due altezze adibita ad ospitare concerti e conferenze.

Tra il 1934 e il 1935 una sostanziale ristrutturazione modifica la
destinazione degli spazi, e quindi delle relative funzioni. L’intensa attività culturale svolta dal museo negli
anni Venti è documentata soltanto da alcune locandine conservate nella sezione grafica; tra queste quella qui presentata.

La locandina in questione (30x45cm, inventario n.G1360, catalogo CM 2156) testimonia l‘intensa attività culturale dell’epoca, e rappresenta un documento prezioso sia da un punto di vista grafico che di contenuti.

Salta subito all’occhio l’alba che sorge dietro il Catinaccio, quale logo del centro di formazione URANIA, che in questa xilografia annuncia un evento. URANIA venne fondata, su modello dei
centri prussiani e austriaci, nel 1922 a Bolzano, allo scopo di organizzare e promuovere eventi di formazione, per questo nella locandina si vedono alcuni volumi, uno strumento a fiato con uno
spartito, un ramo di alloro e una civetta, simbolo di Atena, dea greca della sapienza. Sul margine in basso a destra l‘indicazione del terzo anno sociale di attivitá.

Autore della xilografia è Karl Pferschy (1888-1930), all’epoca un quotato pittore sia in Tirolo che a Bolzano; a bottega da Carl Moser jr firma l’opera sul dorso di un libro, in basso a destra.

Come previsto dai dettami fascisti dell’epoca sono usate le due lingue, sia italiano che tedesco.

La serata prevede proiezioni sul ritrovamento della tomba di Tut-anch-amon, uno dei momenti più importanti della storia dell‘archeologia, avvenuto
circa 17 mesi prima dell’evento bolzanino. La data non si desume dal poster, ma in quegli anni l’unico sabato 26 aprile cade nel 1924.

Questo documento è testimonianza sorprendente sia del fatto che la relazione fosse tenuta da una donna con titolo accademico, circostanza davvero
rara, sia della disponibilità di immagini dello scavo; la tomba fu aperta da Lord Carnarvon nel novembre del 1922 e lo scavo venne completato nel 1930, ma
anche a Bolzano era stata grande la curiosità di conoscere questa grande scoperta.

Di Amelie Gray sappiamo poco: probabilmente era un’archeologa, visto che nel 1931 pubblica nella rivista di
egittologia „Chronique d’Egypte“ un articolo proprio sulla tomba di Tut-anch-amon. Si sa anche che visse a Vienna e che intrattenne una corrispondenza epistolare con la scrittrice austriaca Fanny Widmer-Pedot.

Testi: Stefan Demetz, Antonella Arseni Foto: Museo civico di Bolzano

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