26 Giugno 2022

Lo Stato ostaggio dell’ANPI contro corteo per Sergio Ramelli, vittima dell’antifascismo

COMUNICATO SU CORTEO PER SERGIO RAMELLI 2019

In relazione al divieto emanato in queste ore dalla Questura di Milano ad organizzare il corteo in ricordo di Sergio Ramelli il prossimo 29 aprile, le Comunità Militanti di CasaPound Italia, Forza Nuova e Lealtà Azione, promotrici come ogni anno dell’iniziativa, dichiarano in una nota congiunta quanto segue.

“Le prescrizioni al corteo sono tutte frutto di meri pregiudizi e di ricostruzioni fantasiose quando non faziose. Ad inizio aprile abbiamo richiesto un appuntamento al Questore per discutere le modalità del corteo di quest’anno, in linea di coerenza con l’appello sottoscritto da deputati, senatori, consiglieri regionali ed amministratori locali.
Abbiamo più volte sollecitato l’incontro appositamente per evitare che anche quest’anno si ripetesse uno schema di scontro politico che non abbiamo mai cercato ne auspicato. Da via Fatebenefratelli in quasi 20 giorni di attesa di una risposta alla nostra disponibilità di dialogo abbiamo ricevuto solo silenzio.
Ad oggi, duole dirlo, pare che la Questura abbia preferito non concedere l’incontro al solo scopo di poter negare a prescindere il corteo. Allo stato dei fatti, Prefetto e Questura hanno deliberatamente ignorato la nostra disponibilità al dialogo e anche l’appello dei firmatari, allineando la propria scelta censoria esclusivamente alle richieste dell’ Anpi e dei rappresentanti istituzionali della sinistra milanese. Evidentemente per Questore e Prefetto sono ritenuti interlocutori più affidabili ANPI e Sinistra cittadina che gli oltre sessanta rappresentanti politici nazionali, regionali e cittadini del centro-destra, fra cui è bene ricordarlo, i Vice Presidenti di Camera e Senato.
Nelle prescrizioni ricevute si citano “forti criticità sul piano dell’ordine pubblico” collegate al nostro corteo. Ci preme ricordare che le “criticità” sono state, sempre e solo, create dagli antifascisti militanti (istituzionali e non) che negli anni, a seguito della nostra richiesta di corteo pacifico che mai ha arrecato problemi alla città ed ai milanesi, hanno indetto contro-manifestazioni autorizzate sempre dalle Autorità in tempi successivi alla nostra richiesta, volte solo a cercare scontri e creare disagi e tensioni.
Stigmatizziamo come a questi soggetti non sia mai stata negata la possibilità, negli anni, di fare cortei nel corso dei quali hanno potuto liberamente fare quello che hanno voluto, procurato disagi, disordini, danni materiali alla città e scontri con la polizia.
La nostra – proseguono – è una fiaccolata silenziosa priva di qualsivoglia insegna del “disciolto partito fascista” (come continua a dirsi e scriversi fuor di ogni verità e realtà), ma colorata da bandiere tricolori e riscaldata da fiaccole.
Quanto alle presunte “azioni criminose” citate in alcuni passaggi del documento prescrittivo, le stesse sono frutto di una ricostruzione tragicamente faziosa, fantasiosa ed imprecisa, quindi non corrispondente a verità. Per amore di verità, in questi anni la Procura della Repubblica di Milano ha avviato diversi processi per colpire il nostro corteo (bandiere con celtica e saluti romani, i “reati” ndr) ma la sola certezza ed evidenza giuridica che il Questore e tutti dovrebbero considerare è che per i reati contestati in occasione delle passate iniziative, si è arrivati ad assoluzioni in Cassazione.
Vogliamo ricordare, in conclusione, le parole che il neo Questore ha utilizzato non più tardi del 26 marzo scorso interpellato su altra iniziativa e le vogliamo riportare così come battute dall’agenzia: “Penso che questi (manifestazioni dell’ “estrema destra”, ndr) siano problemi che deve affrontare la politica non da un Questore che si trova davanti ad un preavviso su una manifestazione da parte di gruppi che alla fine si presentano alle elezioni”.
Siamo molto d’accordo con le parole (di neanche un mese fa) del Questore di Milano. Non sappiamo se e cosa nel frattempo sia accaduto per fargli cambiare orientamento, ma, a conferma della forza con cui crediamo nel nostro pieno diritto di ricordare i nostri caduti sfilando per le vie di Città Studi il 29 Aprile di ogni anno, stiamo già procedendo ai ricorsi nelle sedi opportune.
Al momento, l’unica cosa che rimane ferma è la nostra volontà di fare il corteo la sera del 29 Aprile per commemorare in maniera silenziosa, composta e pacifica (come sempre fatto) i nostri Caduti.
Rimane altrettanto chiara la nostra disponibilità ad incontrare le autorità competenti per discutere del 29 Aprile, auspicando che sia volontà non solo nostra decidere di aprire un tavolo di confronto e dare quel minimo di rispetto dovuto ai rappresentanti politici e istituzionali che hanno firmato il nostro appello, ma soprattutto rispetto per Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi”

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