Ven. Lug 10th, 2020

Il regime totalitario dei media non accetta oppositori – cancellati da Fb Bonazza e Puglisi di CasaPound

Bolzano, 9 aprile – Cancellati senza possibilità di difesa, i profili Facebook dei consiglieri comunali di CasaPound Bolzano, Andrea Bonazza e Maurizio Puglisi Ghizzi, entrambi cliccatissimi e seguiti con ben 5.000 amicizie e migliaia di follower.

La dittatura mediatica della sinistra sembra non accettare le voci fuori dal coro di chi esprime idee e opinioni diverse da quelle del pensiero unico dominante.
Una realtà non solo virtuale questa, ma di censura puntuale che avviene anche sui maggiori organi di informazione, sia locali che nazionali. In questi giorni sono infatti diverse le trasmissioni o gli articoli delle principali testate che si sono occupate delle rivolte “anti-rom” nei quartieri popolari romani. Nonostante spiccasse sempre il nome di CasaPound, ovviamente in negativo, nessuno di questi media ha pensato di invitare in studio o riportare sui quotidiani, le versioni dei rappresentanti di Cpi.

Lo stesso avviene ormai da anni anche sulla stampa regionale, dove gli organi di informazione che fanno capo al “Boss” dell’editoria locale Athesia, Alto Adige e Corriere in primis, nonostante decine di comunicati, azioni e interventi settimanali, di fatto operano un evidente censura rivolta a tutte le iniziative di CasaPound. Da Luca Fregona a Marco Angelucci, rispettivamente caporedattori di Alto Adige e Corriere, è da sempre chiara e palesata ai lettori l’identità politica di questi giornalisti che, pur rivendicando in ogni occasione la libertà di stampa e di informazione, impongono alle redazioni il divieto di scrivere su movimenti sovranisti come CasaPound, se non in chiave radicalmente critica e denigratoria.

Ma torniamo alla cancellazione dei profili sul principale social-media; a passare sotto la lama della censura totalitaria dell’amministrazione italiana del sito, oltre ai bolzanini Bonazza e Puglisi Ghizzi, nelle ultime ore sono stati disattivati i profili Fb dei maggiori responsabili di CasaPound, dal presidente e fondatore Gianluca Iannone, alle donne più in vista del movimento, Emmanuela Florino e Carlotta Chiaraluce, fino sd arrivare a candidati sindaci per le prossime elezioni amministrative come Mario Eufemi, sostenuto da Cpi alla carica di primo cittadino a Nettuno.

Parlando di elezioni, agli italiani non è certo sfuggito che queste censure sono avvenute proprio a distanza di tre giorni dalla consegna del simbolo delle tartarughe frecciate per la candidatura alle prossime elezioni europee di maggio.
Non è certo però la prima volta che questo avviene; già alle scorse elezioni provinciali, infatti, i profili Facebook di tutti e tre i consiglieri comunali bolzanini, candidati in Provincia, erano stati ripetutamente segnalati agli amministratori del social dai web-militanti della sinistra regionale, con il rispettivo blocco dei profili motivato con il non rispetto degli standard Fb per via di foto personali al Monumento alla Vittoria, all’Altare della Patria, o alla celebre scalinata di Re di Puglia.

Che gli amministratori italiani di Fb siano perlopiù di sinistra è oramai cosa risaputa ma, una piattaforma così grande e importante quale è Facebook, soprattutto in termini di informazione e pluralità, dovrebbe attenersi alle leggi democratiche dei Paesi, specie quelli occidentali e liberali.

I legali di CasaPound stanno ora valutando il da farsi con l’obbiettivo di portare la causa in sede legale e all’attenzione dello staff americano di Mark Zuckerberg, ideatore di Facebook, per vedere cosa ne pensano i vertici della multinazionale telematica a proposito di una questione non più solo politica ma costituzionale.

L’articolo 21 della Costituzione italiana infatti – tanto cara alla sinistra – sancisce che: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro metodo di diffusione”.

Dalla stampa ai Tg, dalla scuola a Facebook, i metodi censori che continua ad usare la sinistra non fanno altro che aprire gli occhi del popolo su quali siano in realtà i metodi di un regime mediatico totalitario, quello del pensiero unico progressista, che non accetta le voci fuori dal coro. Voci che però, come ci insegna la storia, continueranno ad urlare le proprie ragioni fino a ribaltare l’ipocrita sistema delle nuove dittature “democratiche”.

Picchio Romano

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