Lun. Ago 3rd, 2020

Quel mito di Roma imperiale fedele alle origini

Bolzano, 6 marzo – Ogni popolo, ogni cultura, ogni etnia, ogni religione ha il proprio mito sulla sua origine, e in quanto tale è difficile datarlo temporalmente e collocarlo storicamente. A scanso di equivoci diciamo che tutti i miti hanno la funzione di autoconsapevolezza della propria genesi. Lo hanno avuto anche i romani col mito di Enea. Ma fu veramente la discendenza troiana a far diventare grande Roma? Diciamo che i romani erano latini e non orientali, pertanto i valori che incarnavano erano molto diversi. Ma nel passatocome oggi, fregiarsi di origini famose è sempre stato un vanto dell’uomo. Figuriamoci fregiarsi di appartenere ai discendenti che hanno combattuto la più grande guerra prima dell’avvento di cristo. Non contava se si era vincitori o vinti, ma solo se si portava un bagaglio genetico diretto. I romani latini consci di questo, hanno utilizzato la stessa filosofia, ma poi come sempre nella loro grandezza, hanno ribaltato il paradigma della purezza. Si perché se si vuole diventare impero non si può rinchiudersi in una autoctonia come facevano i Greci, bisognava andare oltre. I Greci, ma soprattutto gli ateniesi, avevano il proprio mito dell’origine che li faceva essere discendenti diretti dalla terra per concessione divina, era un aut aut. I romani no, loro erano eterooctoni cioè integravano gli altri popoli assimilandoli e assumendone i valori che potevano contribuire alla costruzione dell’Impero. Così il mito dell’arrivo di Enea con il figlio Ascanio ha portato il valore della PIETAS, non come la concepiamo noi adesso, ma col suo significato originario di giustizia verso i genitori e verso gli Dei, tradotto nel mondo moderno, una sorta di Dio-Patria-Famiglia. Tutti i popoli potevano diventare romani e tutti potevano contribuire alla crescita dell’impero, un esempio su tutti sono stati gli egiziani. Oggi Roma è la città europea con più piramidi e obelischi, da questo si capisce che fecero dell’esotico una propria forma di bellezza come canto di conquistaDimenticare che ci sono dei valori che vano oltre il presente, rende i popoli deboli e apre la strada verso la via dell’estinzione.

G.L. Cerere

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