3 Luglio 2022

Flashmob cattolico contro il lavoro domenicale in Alto Adige, ma la chiesa non riesce più a vendere

Bolzano, 4 marzo  – Nei prossimi fine settimane di marzo potreste trovare nelle piazze principali di tutti i paesi altoatesini delle sedie a sdraio, ognuna con uno slogan diverso per la domenica senza acquisti. Questa iniziativa della Katholischer Verband der Werktätigen (KVW) avrebbe lo scopo di promuovere una campagna per la chiusura dei centri commerciali e dei negozi alla domenica e durante i giorni festivi. Personalmente credo che purché del tutto legittima e onorevole tale campagna sia completamente fuori dalla storia e dalla realtà quotidiana di chi realmente quotidianamente lavora. Il problema non è domenica con o senza acquisti, i problemi sono diversi e complessi, però è del tutto comprensibile che una associazione cattolica voglia svuotare i centri commerciali pagani per provare a riempire nuovamente le cattolicissime chiese. Se la religione cattolica ha perso il suo ruolo di aggregatore sociale nella società occidentale è meglio che si domandi il perché da un punto di vista dottrinale cristiano, e non semplicemente andare a promuovere campagne che non le si addicono. L’effetto di una tale campagna sarà il contrario di quello che si è prefissato, cioè i fedeli si allontaneranno ancora di più dalla fede cattolica. Pensare di tornare indietro ai bei tempi andati non funziona con chi si scontra con la realtà quotidiana. Questo lo possono pensare solo chi non ha mai lavorato come tutto il vicariato cattolico. Pensare che il passato era meglio non funziona, perché nessuno sarà disposto a credere che era meglio togliersi un dente senza anestesia, nessuno penserà che era meglio portare in spalla quintali di mattoni invece di utilizzare un montacarichi, nessuno penserà che era meglio vivere in case senza elettrodomestici, ecc, si potrebbe andare avanti all’infinito. Il problema degli acquisti domenicali e non non appartiene alla sfera religiosa ma semplicemente alla sfera lavorativa e sociale. Lavorativa perché chi lavora in quei giorni come in tutti gli altri giorni della settimana deve essere tutelato da rapporti sindacali e contratti lavorativi condivisi e sottoscritti dai lavoratori e dagli imprenditori. Per quel che riguarda la sfera sociale, e qui si intende le relazioni familiari, lo stato dovrebbe mettere a disposizioni degli strumenti assistenziali che consentano una persistenza di continuità familiare sette giorni su sette e non semplicemente su cinque giorni alla settimana e poi ognuno si arrangi. Bisogna rimettere al centro della società il binomio lavoro e famiglia naturale, non come adesso contributi di cittadinanza e pseudo aggregati familiari. La nuova società fondata sempre più da una dipendenza salariale parcellizzata e precaria rende maggiormente vulnerabile il nucleo familiare e lo destabilizza con un sistema finanziario fondato sull’usura, questo è il vero problema. La rinascita e il riscatto della nazione non può che passare solo dal mondo del lavoro e dalla famiglia per un rilancio demografico essenziale e vitale per la nostra amata Italia. Il resto sono solo boutade per autoreferenziarsi e darsi un senso che oramai hanno perso da anni. Ma se c’è chi ancora crede che la chiusura delle domeniche possa anche rilanciare il commercio del vicinato, è meglio che si faccia una ragione che esiste il commercio supereconomico online con il Made in China.

G.L. Cerere

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