Gio. Giu 4th, 2020

Foibe: non tutto è stato detto – Quel silenzio assordante della politica slovena

Riva del Garda, 26 febbraio. La tragedia delle foibe potrebbe essere ancora più importante di quello che fino ad ora c’è stato raccontato.
Secondo gli studi del professore Mitja Ferenc, docente alla facoltà di filosofia e storia di Lubiana, nella maggior parte delle cavità carsiche slovene, non vi è stato ancora alcun tentativo di riportare alla luce i numerosi cadaveri che probabilmente giacciono al loro interno.

Secondo Ferenc, che accusa senza mezzi termini le istituzioni slovene, non vi è la volontà politica di ricordare questa tragedia, a conferma di ciò le recenti parole del primo ministro sloveno Sarec, che ha accusato Tajani di revisionismo storico, e di limitarsi a costruire dei monumenti sopra nel tentativo di ripulirsi la coscienza dagli efferati crimini del passato Titino.

A Huda Jama (dove non vi è nemmeno un monumento in ricordo delle vittime) a sei anni dalla rottura del diaframma in cemento, che copriva l’ingresso del pozzo minerario, ad oggi sono stati portati alla luce solo 778 cadaveri e si stima che ce ne siano altri 2500 circa. A testimonianza di ciò rimane un uomo che all’epoca dell’eccidio guidava uno dei camion di prigionieri che facevano spola dal campo di concentramento di Teharje fino al pozzo minerario.

Un’altro sito, meno conosciuto di Huda Jama, è quello di Tezno vicino a Maribor, dove il lavoro di recupero non è ancora iniziato, nonostante le attività di ricerca siano attive dal 1990 su tutto il territorio sloveno, dove secondo alcune stime i corpi presenti nella foiba, profonda circa 930 metri, potrebbero essere quasi 15mila, una cifra che fa pensare alla gravità di quello che successe in quei territori durante gli ultimi anni di guerra.
Inoltre dal 1990 ad oggi sono stati identificati oltre 600 siti dove vi è la possibilità di ritrovare resti umani di quei terribili giorni, di questi solo in 27 si è iniziato ad intervenire con il recupero delle vittime.

Numeri che fanno paura e che ci fanno capire come in Slovenia, vi sia ancora qualcuno che non abbia realmente voglia di fare i conti con il proprio passato.

Matteo Negri

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