Lun. Giu 1st, 2020

Benvenuti nel 2019: cosa ci aspetta, cosa aspettarci

Bolzano, 1 gennaio  – Dopo le pagelle del 2018 proviamo adesso a delineare un piano di conoscenze per il 2019. Non parlo di previsioni perché non sono un astrologo e nemmeno un taumaturgo, ma dati i miei studi universitari socio economici cercherò di capire la direzione del 2019. Le scienze socio economiche non sono scienze esatte come la matematica, la fisica, ecc, ma utilizzano strumenti di analisi matematici e statistici, dai quali si possono fare delle valutazioni ex ante ed ex post. Iniziamo dai dati del 2018. Sono molti i fatti che hanno determinato e determineranno anche nel 2019 la direzione della finanza e dell’economia a livello internazionale, ma data la loro complessità cercherò di essere il più sintetico possibile per non tediare nessuno. Gli attori della politica economica sono gli Stati nazione, le multinazionali finanziarie ed economiche, l’ambiente e la popolazione. La complessità degli intrecci di questi attori hanno visto il rallentamento dei dati di crescita congiunturale. Senza esporre i tanti modelli di calcolo proviamo a capire il mondo con degli esempi.

Gli USA hanno introdotto dopo tanti anni i dazi sulle importazioni, inoltre la politica monetaria degli USA è stata espansiva benché non lo necessitasse, visti i bassi tassi di disoccupazione, ma con questa azione Trump cerca di mettere in cascina, con l’aumento dei tassi di interesse, quelli strumenti finanziari che potrebbero tornare utili in futuri momenti di crisi. Queste operazioni di politica monetaria, gli USA le possono fare perché hanno una banca centrale che funziona e una moneta propria. Inoltre abbiamo anche l’annunciato disimpegno militare in molti scenari di guerra, e per ultimo ma non meno importante, lo stralcio dell’accordo sul nucleare Iraniano, tradotto prezzo del petrolio.

Passiamo al di là dell’oceano atlantico e iniziamo col discorso Europa. Qui lo shock maggiore si è avuto con la Brexit, le cui reali conseguenze si potranno vedere solo con quest’anno. Ci sarà sicuramente un forte periodo di instabilità tutto interno al Regno Unito, ma non è escluso che le fiammate vadano ad intaccare anche i suoi maggiori partner commerciali tra cui anche l’Unione Europea. Invece i problemi tutti interni all’Unione Europea sono molti di più. Partiamo dalla fine del quantity easing della BCE; dopo anni si presterebbe a dare un giro di vite a tale strumento finanziario. Ma cosa significa? In un Europa a traino Germania, con i suoi stati satellite Olanda, Austria, Lussemburgo per la testa, Polonia, Romania, Slovacchia, ecc per la manovalanza, la Germania sta facendo da traino ad un economia a due velocità. Con la politica scellerata della Merkel del surplus commerciale e il salvataggio delle loro banche ha messo in perenne crisi gli atri stati non allineati a loro, tipo Italia, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo. Alcuni si sono piegati per l’assenza di numeri economici rilevanti tali da potersi confrontare, tipo Spagna, Portogallo e Grecia accettando supinamente i diktat della Troika, con forti vincoli di bilancio e programmi di rientro del deficit mostruosi. Attenzione, l’obbligo di disciplina del 3% non deve essere visto sempre come un aspetto esclusivamente negativo, la Spagna e il Portogallo, rispettando tale parametro hanno avviato politiche di rilancio con crescite che noi in Italia non vediamo dagli anni 50. Altri stati, come l’Italia, invece hanno sempre fatto di testa loro, nel bene e nel male, ma spesso facendo male i conti in casa propria, cioè aumentando il nostro debito pubblico senza avere una propria moneta. La Francia invece ha cercato di rimediare ai suoi problemi interni con delle azzardate scelte in politica estera, soprattutto con le sue e le nostre ex colonie, per esternare l’incapacità di crescita economica. In questo marasma europeo, l’Italia col governo giallo verde, ha giocato d’azzardo con questa ultima legge di stabilità, perché le clausole di salvaguardia che sono state firmate a pegno della stessa, sono mostruose, un solo esempio l’IVA al 26,5 % dal 2020. Insostenibile per qualsiasi paese al mondo. Un azzardo giocato tutto sulle elezione europee del 2019, sperando su un cambiamento del parlamento europeo. Però, perché c’è sempre un però, mettiamo che le elezioni europee vadano nella direzione voluta da Lega e M5S e si riveda il piano di crescita europeo con un rallentamento della crescita della Germania, per noi andrebbe meglio? No. Perché il maggiore partner commerciale per l’Italia è la Germania ma non viceversa, quindi la cosiddetta catena del valore basata sui vantaggi comparati è a senso unico, a favore della Germania logicamente. Cioè se voi Italia non mi potete fornire più un prodotto a questo prezzo mi rivolgerò ad altri mercati, chiaro!

Andiamo adesso sul fronte asiatico, prevalentemente Giapponese, Cinese e Sud Coreano. Il Giappone si trova in un periodo di super svalutazione della propria moneta e di una crescita dell’inflazione, non preoccupante ma non positiva se inserita in un contesto di stagnazione della crescita. La Corea del Sud, al contrario degli intenti di Trump, sarà forse il paese che risentirà maggiormente dei dazi a causa del suo forte export ad elevato valore aggiunto. La Cina, invece non si preoccupa nemmeno dei dazi di Trump, anzi per il 2019 ha previsto di toglierne altri sulle sue importazioni. Questo perché i loro economisti hanno previsto una crescita del 6,5 %, e come hanno sempre detto che con una crescita sotto il 7%, per loro cioè due miliardi di cinesi, significa recessione, allora cercano di avere ancora maggiori politiche espansive, ma su altri mercati, soprattutto quelli con i paesi in via di sviluppo dell’Africa, del Sud America e quelli medio orientali per le materie prime.

Ultimo versante da valutare è la situazione Russa con i suoi stati satellite. Putin con le sue politiche ha sempre cercato di stabilizzare il suo mercato interno con un mix di scelte di politica interna molto espansive, soprattutto a causa del blocco delle importazioni dall’Europa, e una politica estera volta semplicemente non a espandere, ma a consolidare i rapporti con quei partner commerciali che possono portare molto in termini economici, leggesi Siria per petrolio e oleodotti.

Come appena riassunto a grandi linee si entra male nel 2019, perché ci sono elementi oggettivi di incertezza che gravano su mercati, ci sono elementi di rischio e incertezza sulle politiche economiche, per cui le aspettative non possono che delineare un quadro complesso e denso di rischio.

In tutto questo contesto, non avendo la sfera di cristallo, non posso dire e sapere quali saranno i comportamenti dei singoli popoli e delle singole imprese, anche perché la variabile dei cambiamenti climatici oltre ad essere un ulteriore elemento di rischio è un dato che molti modelli di calcolo non hanno ancora implementato e difficilmente lo faranno. Allora cosa possiamo fare per cambiare direzione o meglio riprendere le redini del nostro cammino? Semplice rovesciare il paradigma di questa economia. Si esce dal campo economico e si entra in quello filosofico.

Semplifichiamo con un esempio. Cosa sarebbe stato Socrate senza Platone? La relazione, la connessione, i rapporti sono il valore aggiunto; vicendevolmente hanno creato un unicum del pensiero filosofico. L’interconnessione dei cambiamenti globali hanno effetti in contesti locali, ma la disomogeneità dovuta a fattori endogeni e/o esogeni ne fa evidenziare la contingenza e contemporaneamente ne fa perdere la visione di scala. Si crea un pensiero, largamente condiviso, di alienazione e fatalismo necessario al superamento dell’emergenza hic et nunc.

Se si vuole cambiare questo processo globale esiste solo la terza via, entrare nel processo per mutarne il cambiamento. Se i maiali in un allevamento raggiungono un livello da diventare una minaccia, invece che una risorsa economica, l’unica soluzione è la macellazione, perché la libera prolificazione degli stessi porterebbe al collasso dell’allevamento. In natura questo era autoregolamentato, ambiente preda e predatore, ma nel periodo storico in cui ci troviamo Antropocene, non esiste più. Lasciare la libertà di prolificarsi significa sconfitta. I figli e i figliocci, del neoliberismo ci insegnano che libertà è il bene supremo.

Nel nostro mondo si ha la libertà di vivere talmente tante esperienze che diventa impossibile trovare il vero pathos della vita. Liberi di cambiare sesso, liberi di adottare, liberi di inquinare, liberi di ingiuriare, liberi di commerciare, liberi di drogarsi, liberi di viaggiare, liberi di…… e poi alla fine liberi non si è perché si dipende sempre da qualcosa, ma senza capirne il pathos. Mio nonno non ha avuto tante esperienze, ma quelle poche che lo hanno coinvolto lo hanno modificato e cambiato profondamente tanto da trarne un pensiero forte. Proprio di questo c’è bisogno, di un pensiero forte, non contingente solo per il fatto di essere interconnessi globalmente, non di una esperienza o di una sensazione estemporanea, ma dell’Idea che porti all’azione senza paura, con lo spirito del sacrificio che ne consegue.

Se vuoi vincere la risposta è semplice: insorgi contro il fatalismo.

G.L. Cerere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *