25 Giugno 2022

IRES: finalmente un giro di vite per le associazioni che lucrano

Bolzano, 28 dicembre  – Piccola premessa, la legge di bilancio la chiamo ancora finanziaria, come si faceva ancora nella prima repubblica, perché il restyling di chiamarla legge di stabilità o legge di bilancio dovrebbe far presumere equilibrio nei conti, e qui nasce spontaneo un sorriso. Sinceramente non ho avuto ancora la sfortuna di leggere tutto il testo completo, mi affido a quello che viene fornito a spizzichi e bocconi dai quotidiani. Una cosa è certa, di tutto quello che ho letto l’aumento dell’IRES per le associazioni del terzo settore è forse uno dei pochi punti di condivisione. Non tanto nel merito dell’aumento, ma nell’intento di fare ordine in questo settore perché forse adesso si può iniziare a far capire al grande pubblico chi sono veramente le attività del terzo settore, senza nessuna sorta di pregiudizio. Per l’opinione pubblica quando si parla di terzo settore si pensa subito al volontariato, al singolo operatore dall’animo nobile e dal cuore generoso che gratuitamente aiuta i deboli. Ve lo scrivo chiaramente, non è così, ci sono anche queste persone, ma sono una esigua minoranza. Il terzo settore è una galassia di cooperative, consorzi, associazioni, società che nel loro statuto hanno iscritto che non perseguono fini a scopo di lucro e non hanno dividendi economici per i soci, che vuol dire tutto o nulla. Il primo errore è confondere il non scopo di lucro col non fare profitti, cosa che è invece assolutamente possibile. Il secondo malinteso è sempre quello di confondere che vietare i dividendi significa non pagare i volontari, altro errore. Facciamo degli esempi pratici e reali per capirci meglio.

Una organizzazione non profit che gestisce un albergo della chiesa, secondo voi si può considerare attività del terzo settore? Una squadra di calcio, che non paga i giocatori, ma con l’escamotage dei rimborsi spese e bonus presso terzi distribuisce decine di migliaia di euro, si può definire associazione dilettantistica? Un consorzio delle acque pubbliche che permette ai propri associati di avere acqua a costi irrisori secondo voi si può definire attività di volontariato? Per non parlare poi di chi gestiste con cooperative i centri di prima accoglienza! Potremmo andare avanti all’infinito elencando centinaia di migliaia di casi dove vengono mascherate attività commerciali o imprese vere e proprie in attività senza scopo di lucro. Questo è il vero problema, non l’aumento dell’aliquota IRES. Questa situazione diffusa a tutte le latitudini della nostra penisola fa parte di un malcostume difficile da estirpare perché non viene socialmente riconosciuto come un male. Viene convenzionalmente condiviso come una furbizia che frega lo stato. Il terzo settore è sempre stato la riserva di voti da gestire di volta in volta a beneficio del politico di turno. È la stessa identica cosa che fanno i “stakeholder” con i finanziamenti alle campagne elettorali dei vari politici, solo che nel caso del “pseudo volontariato” la cosa è socialmente condivisa o non riprovevole, vedetela come meglio credete. Poi ci sono anche quelle associazioni che fanno veramente del bene gratuitamente, solo che in questo marasma diventa difficile capire dove stanno i buoni ed i cattivi maestri. Il riordino di questo terzo settore, sarebbe una di quelle tante cose che un governo del cambiamento si dovrebbe prefiggere, ma sappiamo, avendo già visto fin qui i primi passi, che trattasi non di un governo di cambiamento, ma semplicemente di un cambiamento di politici.

G.L. Cerere

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