26 Settembre 2021

Invasioni barbariche del calcio moderno su Roma

Bolzano, 17 dicembre  – Questo non è un attacco al mondo del calcio ma una semplice constatazione. Non che questi fatti non accadano in altre occasioni, ma la massa critica che il calcio porta con se, inevitabilmente ne da più risalto. Sappiamo ormai tutti quale è il male dei giochi moderni; non sono più finalizzati alla prestazione sportiva, ma al business. Tutto gira intorno al mondo degli affari: palinsesti televisivi, costruzione degli stadi, merchandising, compravendita dei giocatori, crediti e debiti con le banche, scambio di valute, ecc.. Questo è il calcio ma non solo. Tutti i giochi e gli sport che hanno masse critiche ragionano per profitti e non per risultati atletici. Di problemi di ordine pubblico ne abbiamo fin troppi in Italia, e con l’organico che le forze di pubblica sicurezza hanno, si trovano spesso a fare doppi/tripli turni, con i costi che poi ricadono sulla collettività. Ma siccome non siamo mai contenti i problemi li importiamo come se il passato non ci avesse insegnato nulla.

Non bastavano le diverse calate barbariche sull’Impero Romano: Celti, Visigoti, Unni, Ostrogoti, Saraceni, Normanni, Lanzichenecchi, ecc.; adesso ogni qualvolta che si disputa un incontro europeo di calcio si verificano spesso e volentieri scontri tra tifosi stranieri e polizia. Non bastasse, quando queste tifoserie raggiungono città simbolo, quale è Roma, sono sempre pronte a prendere visibilità per fatti di vandalismo, sporcizia, maleducazione e violenza. Sembra che l’Italia sia diventata il paese dell’impunità e perfino gli stranieri se ne sono accorti. Un’impunità a tutti i livelli a causa del declino delle istituzioni, ma soprattutto del pensiero. Quel pensiero forte che non combatteva il nemico con ira, ma col sorriso di chi amava la propria idea. Questo è il decadimento moderno morale moderno, accettare tutto perché altrimenti si viene subito tacciati di essere dei discriminatori seriali. Il rispetto delle regole etiche e morali, ha poi senso solo se esiste un sistema repressivo istituzionale e collettivo di senso comune condiviso. Ma pure questo è stato perso. Sembrano lontane le parole di Almirante, quando diceva all’indomani di Mani Pulite: “ Se uno ruba, deve andare in galera; ma se ruba uno di noi, gli devono dare l’ergastolo”. Un pensiero forte e semplice, scevro da ogni dubbio di collusione e fanghiglia mentale.

G.L. Cerere

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