Dom. Lug 12th, 2020

L’Alto Adige dominato da una dinastia politica che lascia poco spazio alla politica

Bolzano, 12 dicembre – Le elezioni provinciali sono finite e i risultati oramai sono chiari e inappellabili, adesso si può ragionare a mente fredda. L’esito mi sembra evidente; la SVP ha perso la maggioranza assoluta, anche se ha fondamentalmente tenuto abbastanza bene in numero di voti assoluti; il Team Köllensperger, come era presumibile, ha fondato una nuova SVP due punto zero, la quale ci riserverà delle belle sorprese in futuro; come prevedibile la Lega, o meglio, Salvini docet, fin quando non si autodistruggerà per sovraesposizione mediatica; la destra di lingua tedesca è ritornata ai numeri di 15 anni fa; i Verdi come sempre riescono a galleggiare con i suoi tre consiglieri e infine un susseguirsi di partiti nazionali ridotti alla singola unità, con la lunga lista degli esclusi.

Questo è l’esito, ma quali sono le considerazioni politiche che se ne traggono?

Partiamo dal dato più evidente, la sudditanza psicologica di tutti i partiti nei confronti della SVP, tutti pronti ad allearsi nel nome della governabilità. Una sudditanza politica talmente evidente che persino i partiti nazionali tradizionalmente diversi alle politiche della SVP ne cercano il dialogo. Ma da cosa è dovuta questa sudditanza o poltronismo? Si potrebbe riassumere con le parole dell’ultimo Macchiavelli italiano cioè Giulio Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. I partiti tradizionali hanno come unico obiettivo per la loro sopravvivenza andare al governo; di qualunque governo si tratti, provinciale, comunale o nazionale. A lungo andare il mancato raggiungimento di tale obiettivo ne porta automaticamente all’estinzione, o nella migliore delle ipotesi la rifondazione, con fusioni, scissioni e altro. Insomma il maneggio del denaro pubblico è il fine principale di tali forze politiche. Questa politica, di andare al governo per poi ridistribuire le risorse a propria convenienza elettorale, è trasversale. Non esiste distinzione tra destra e sinistra o centro, tutti vogliono accontentare qualcuno per averne un ritorno elettorale immediato.

La seconda riflessione che si può fare, è che la SVP andrà comunque al governo e detterà la linea politica, comunque ne pensi l’alleato di turno. Indipendentemente dall’alleato di turno, che sia Lega, PD, Verdi o altro, con la tutela della minoranza tedesca attraverso accordi nazionali agganciati alla costituzione, direttive e regolamenti europei sono questi che ne dettano l’agenda politica. Difficile da digerire ma è così. Qualunque posizione o scelta venga fatta, deve essere sempre mediata altrimenti la SVP è pronta a invocare dapprima la potenza tutrice austriaca e subito dopo l’art. 6 e 116 della costituzione italiana. Che piaccia o meno la democrazia in Alto Adige o, per meglio dire, il sistema politico locale è diversamente zoppo rispetto a quello nazionale. Qui si parla di doppio passaporto non di disoccupazione, qui si parla di toponomastica non di inquinamento, ecc, al governo nazionale gli interessa la politica locale forse solo come la nona cifra dopo la virgola.

La terza ed ultima valutazione che si può fare, è circa la staticità dell’elettorato altoatesino. A parte il ricambio generazionale e quindi valoriale, l’elettorato di questa terra non ha mai subito un cambiamento rivoluzionario come nel resto del mondo. Dal 1945 in poi si ripropongono sempre gli stessi paradigmi elettorali e gli stessi risultati, anche se di volta in volta possono cambiare i simboli. Un elettorato pressoché statico frutto di un sistema di benefici che hanno bloccato il cosiddetto “ascensore sociale”. Una realtà talmente statica che oramai ci si abitua a vedere che il sindaco di oggi è il figlio e il nipote del sindaco di ieri, come le vecchie dinastie monarchiche. Ci si abitua a vedere che gli imprenditori di oggi sono i figli bocconiani degli imprenditori di ieri, un fatalismo mentale che distrugge speranze e aspirazioni. Un appiattimento mentale che avviluppa su se stessi la sconfitta del sistema elettorale, la fine dell’esercizio del voto come atteggiamento al cambiamento, ma semplicemente come scudo a protezione del poco che è rimasto. Questa è la ragione della sconfitta di tutte quelle forze politiche che di volta in volta provano a portare esigenze ed istanze rivoluzionare potenti. La paura di perdere le ultime briciole rimaste sul tavolo.

Quello che qualunque sistema elettorale porta con se, è anche la pochezza della sua potenza se la realtà circostante cambia. Realtà che in Alto Adige fino adesso è pressoché stata immutata, quindi ha permesso di portare avanti questo sistema. Ma quando le conoscenze a diversi regimi di scala inizieranno a confliggere, gli individui si troveranno costretti a fare delle scelte: o ci si fiderà delle parole dei media e degli esperti o ci si fiderà delle proprie osservazioni. Ed è proprio lì che, un movimento così “piccolo” e fastidioso per la politica come CasaPound si sta ritagliando il proprio futuro. Non sulla semplice fase elettorale quadriennale, ma su un agire quotidiano che significa potenza e lungimiranza. Lo sappiamo che è più facile ragionare sui modi di cambiare il mondo, piuttosto che pensare a come modificare le pratiche delle persone, ma CasaPound col proprio lavoro quotidiano dimostra giornalmente che la vita può essere vissuta solo in avanti, ma può essere capita solo all’indietro.

G.L. Cerere

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