Sab. Ago 8th, 2020

La SVP monopolizza tutto, anche la natura, ma fa acqua da tutte la parti

Bolzano, 10 dicembre – Come sempre siamo alle solite, la giunta provinciale che si può riassumere in un unico monocolore SVP, dal dopoguerra ad oggi, si dimostra ancora una volta sempre più scollata e lontana dai cittadini e dalla realtà. Sempre più casta e sempre meno attenta alle problematiche reali, anche per la gestione delle acque potabili si dimostra sempre in una eterna rincorsa a causa dell’assenza di una visione d’insieme. La Legge provinciale del 18 giugno 2002, n. 81 assieme al Decreto del Presidente della Provincia 20 marzo 2006, n. 12 hanno regolamentato la gestione e la tariffazione dell’acqua potabile in tutto l’Alto Adige fino al 2017. Che poi in conclusione non è altro che l’applicazione dell’ennesima Direttiva Europea 98/83/Ce recepita con D.Lgs. 31/2001.

Nel 2017 con il Decreto del Presidente della Provincia 16 Agosto 2007, n. 29 ha voluto attualizzare il regolamento applicativo a livello provinciale. Subito tale decreto si è dimostrato di difficile applicazione per diverse motivazioni, difatti la giunta provinciale resasi conto del problema è corsa ai ripari e con delibera n. 1175 del 31 ottobre 2017 ne dispose il rinvio di un anno, cioè la prima applicazione dal 2019, per tutti i gestori che avevano meno di 3000 clienti. Siccome la gestione a livello provinciale è talmente frammentata che ne impedisce quasi una visione di insieme, la provincia nel 2018 ha dovuto con altri due delibere modificare ulteriormente il regolamento di esecuzione relativo alle tariffe per l’acqua potabile con deliberazione n. 941/2018 e n. 1198 del 20 novembre 2018. In sintesi il regolamento in un anno è stato modificato tre volte. Incredibile mi sembra la parola corretta, ma poi non sappiamo ancora se è finita qui! Perché la versione attuale è ancora di difficile attuazione per molti comuni. Questo è lo stato dell’arte ad oggi 10 dicembre 2018. A breve tutti i comuni dovranno, in concomitanza con l’approvazione dei bilanci di previsione, approvare anche le tariffe per il 2019. L’incertezza è elevata e con il nuovo regolamento i comuni piccoli, come sempre, si trovano in difficoltà per ragioni strutturali.

Le ragioni di queste problematiche sono decennali e necessiterebbero di una visione di scala. Argomento che la SVP non ha mai voluto affrontare per questioni di opportunità elettorale. La frammentazione della gestione dell’acqua potabile in centinaia di piccoli consorzi, aziende sia di diritto pubblico che privato o direttamente dai comuni stessi, in una società moderna è fuori dai tempi. Per rendere efficiente ed efficace la produttività di una qualsiasi azienda bisogna ridurre i costi fissi, questo è l’ABC dell’economia. Ma per ridurli significa avere economie di scala che ci permettono di stare sul mercato. Mercato non significa privato, attenzione, bisogna distinguere i due concetti. L’uguaglianza privato va bene e pubblico va male, è un falso problema che vi vogliono mettere davanti agli occhi.

Quando ci si trova ad un “monopolio naturale” come in questo caso l’acqua, cioè se le condizioni tecnologiche indicano che il modo più efficiente per soddisfare il mercato è avere un unico fornitore, allora la soluzione ideale è avere un impresa pubblica. Come per l’elettricità, gas, strade, trasporti pubblici, ecc, in questi settori il principale costo di produzione è la creazione e la manutenzione della rete, per cui il costo unitario di fornitura scende all’aumentare degli utenti.

Capite adesso il perché la soluzione migliore sarebbe avere un unico gestore pubblico a tariffa provinciale per tutti i 116 comuni dell’Alto Adige. Non ci sarebbero distinzioni tra comuni e il tutto si potrebbe reggere economicamente anche del mercato.

Però purtroppo c’è chi non vuole un sistema simile perché avere centinaia di gestori significa avere una commistione politica che ne determina le scelte. Un intreccio di affari alle spalle dei cittadini. Il perché sia la soluzione preferita dall’apparato politico provinciale è lapalissiano, queste aziende sono diventate prevalentemente riserve di voti.

Insomma non si dovrebbe riscrivere le norme tre volte in un anno se il fine fosse quello di fornire un servizio pubblico al minor costo possibile, ma facendo ciò si sarebbe costretti a tagliare tutti quei legami clientelari che non fanno altro che alimentare, inefficienze, favoritismi e soprattutto i costi.

G.L. Cerere

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