23 Settembre 2021

Un mondo di profughi con il Global Compact

Bolzano, 27 novembre – A dicembre in Marocco, i prossimi 10 e 11, a Marrakech, il nostro ministro degli esteri Moavero, sotto l’egidia dell’ONU, molto probabilmente si appresterà a siglare il Global Compact . In parole povere la fine della distinzione tra migranti per motivi economici e profughi di guerra.

Al momento solo poche nazioni hanno esplicitamente detto che non lo firmeranno: Ungheria, Stati Uniti, Polonia, i nostri vicini Austriaci e pochi altri.

Cosa comporterà questo? Semplicemente la fine degli stati nazioni così come li abbiamo conosciuti fino adesso; la più grande Caporetto di tutti i tempi anche per l’Italia. I confini nazionali per secoli difesi e protetti col sangue e vite umane, con una semplice firma saranno superati.

Il governo gialloverde attuale, qui deludente senza un minimo di orgoglio patriottico, fa passare tutto nel silenzio assoluto. Chi ha creduto che questo governo fosse un espressione realmente sovranista, ora invece dovrà ricredersi per aver riposto la fiducia nelle persone probabilmente sbagliate.

Ma spieghiamo il perché sarà la fine delle nazioni con un esempio lungimirante del passato.
Su qualsiasi vocabolario o dizionario alla voce ‘profugo’ trovate la definizione: costretto ad abbandonare la propria terra, il proprio paese, la patria, in seguito a eventi bellici, a persecuzioni, oppure a cataclismi (anche se in alcuni casi la parola giusta sarebbe sfollato).
I profughi ci sono sempre stati e hanno sempre creato attriti. Gli esempi sono moltissimi e spesso hanno riguardato anche noi italiani, ma per escludere ogni faziosità cito solo uno dei più famosi, ma anche quello di cui per la prima volta si è occupata la Società delle Nazioni (attuale ONU): i Greci dell’Asia Minore. Sconfitti dai turchi nel 1922, dopo numerosi genocidi e massacri sono stati costretti ad abbandonare le loro terre. Quale nuova e crescente organizzazione transnazionale, la Società delle Nazioni se ne occupò direttamente e volle prendere in mano la pacificazione al conflitto cercando soluzioni interne alla Grecia ma, data la sua forma mentis transnazionale, adottò soprattutto soluzioni esterne. La maggior parte dei greci fu costretta ad abbandonare città e villaggi dell’Asia minore, solo per dirne una ‘Smirne’ e furono catapultati in Australia, Usa, Canada, ecc. Territori dove la popolazione e la pressione demografica era minima. Oggi l’ONU applica ancora la stessa regola, ovvero catapultare popoli e persone in territori ‘altri’, dimenticandosi però che la situazione storica, culturale, demografica e ambientale è completamente cambiata rispetto ai primi del novecento. Si pensi al dato inconfutabile che agli inizi del ventesimo secolo vivevano un miliardo di persone sulla terra mentre tra qualche anno raggiungeremo gli otto miliardi.

Sbagliando già allora non avendo mai riconosciuto i crimini dei turchi, sbagliando oggigiorno applicando le stesse regole obsolete, ieri come oggi l’ONU si è sempre dimostrata incapace e inutile. Invocare questo organo terzo per la soluzione dei problemi è la miserrima prova dell’inutilità dei politici moderni, pavidi e supinamente adagiati alle posizioni di finanza ed economia.

ONU, WTO, NATO, ecc, tutte sigle transnazionali che non fanno altro che fissare l’uomo moderno alle catene del tempio dell’usura. Poi, noi in Italia siamo espertissimi… con il debito pubblico che abbiamo è impossibile avere un minimo di sussulto o di orgoglio. Anche se qualcuno volesse provare a insorgere, inizierebbero subito i balzelli economico finanziari che farebbero desistere qualunque politico nostrano.

La Grecia ci ha anticipato anche in questo con la Troika (BCE, FMI, UE – che si legge come finanza Europea, Francoforte, Lussenburgo, Bruxelles, ecc).
Rosatellum, Mattarellum, o qualsiasi altra legge elettorale è inutile, perché noi possiamo eleggere i nostri politici, ma i nostri politici non possono determinare la nostra politica. Chiunque, ripeto, chiunque andrà a governare senza amore per la propria nazione avrà sempre chi gli dirà cosa deve fare, perché con un debito pubblico così elevato, siamo noi i veri profughi moderni che se ne vanno dal bel paese (circa 150.000 italiano all’anno). Come dice la definizione costretti ad andarcene per persecuzioni politico economiche.

G.L. Cerere

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