26 Settembre 2021

Enea e la ricerca della madre Patria

Bolzano, 26 novembre – In questi anni abbiamo visto manipolare nelle peggiori maniere i nostri eroi, personaggi storici e letterari. L’ultimo sottoposto a questa violenza è stato Enea, descritto da Virgilio come l’ambasciatore della fondazione di Roma (infatti fondò Alba Longa) attuata dal suo discendente, Romolo.

Pochi giorni fa l’UNHCR, una ONU italiana per i rifugiati, ha pubblicato, senza nemmeno sforzarsi di argomentare questa teoria, una foto riportante la scritta: “Anche Enea era un rifugiato.”.

Come prima cosa dobbiamo prestare attenzione alla strumentalizzazione di un racconto mitologico descritto come fosse un episodio storico. Che di per se risulta già ridicolo.
Come seconda cosa guardare all’ignoranza rappresentata dall’affermazione stessa, ignoranza letteraria di chi è sempre pronto ad attaccare proprio sulla cultura a suon di slogan quali “Il fascismo si cura leggendo”.

Enea per chiari motivi non poteva essere un rifugiato: in primo luogo perché, secondo la leggenda, difese Troia fino all’ultimo, eroicamente.
In secondo luogo: scappò dopo aver visto la propria città rasa al suolo, e il suo arrivo in Italia infatti non fu casuale, ma dettato da un volere più alto. Citando Virgilio “Cerco la Patria Italia, e la culla della mia razza discesa dal sommo Giove, […] seguendo i fati prefissi.”.

Per altro, non bisogna dimenticare che i Troiani fossero originari dell’Italia, lo stesso Dardano, proveniva da Tarquinia (l’antica Corito). Infatti quando Enea, sotto il potere degli Dei Penati, sbarcò con i suoi alla foce del Tevere Etrusco, si trovò sul confine fra l’Etruria e il Lazio, da cui poi si recherà a Corito.

Non possiamo più sopportare la vista delle nostre radici più antiche e pure, che vengono violentate da quattro finti semicolti medi. E per poter porre fine a questo stupro culturale, dobbiamo avere la forza di ripartire dalle scuole, primo organo di formazione dei futuri uomini e donne che si troveranno a portare avanti il nostro Paese, e perché questo sia possibile, è nostro dovere fargli percepire nuovamente il sangue di Enea che gli scorre nelle vene, quello dell’Enea italiano, dell’Enea eroico. E spogliare questo personaggio dei panni umilianti per la nostra cultura, con cui si sono permessi di vestirlo.

Emma Castellucci

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