23 Settembre 2021

È Black Friday: comprare italiano contro cinesate e delocalizzazioni

Bolzano, 23 novembre – La febbre del “venerdì nero” sembrerebbe aver travolto anche l’Italia e, nonostante la fredda opposizione del sindaco, anche Bolzano, dando modo a cittadini e turisti giunti per l’inaugurazione del Mercatino di Natale, di beneficiare contenti di grandi sconti che fanno sorridere e lavorare i negozianti che incassando ringraziano.

È appunto dal Ringraziamento che il Black Friday nasce, precisamente dalla Festa del Ringraziamento americana in cui dal 1623, ogni quarto giovedì di novembre, si rende grazie a Dio per il raccolto e per quanto ricevuto durante l’anno trascorso; come per le festività pagane celebrate in occasione di solstizi ed equinozi.

Seguendo alcune storie, il Black Friday che ebbe la sua nascita nel 1924, farebbe riferimento alle annotazioni sui libri contabili dei commercianti yankee che tradizionalmente passavano dal colore rosso delle perdite al colore nero dei guadagni. Da quel giorno infatti incomincerebbe per i rivenditori il periodo dell’anno più proficuo culminante con il Natale.

Ma se la società statunitense è di fatto dettata dal consumo, di riflesso anche la decadente Europa corre a fare shopping piegandosi al volere dei nuovi déi occidentali e della globalizzazione imperante.

Di questi tempi dettati dal libero mercato l’Italia ha invece bisogno di far valere le sue eccellenze che, dell’arredamento al tessile, trovano sempre maggior concorrenza straniera nei prodotti come nei prezzi, acquistando materiale a basso costo dal sudest asiatico o aumentando l’esodo di aziende nazionali che spostano la produzione all’estero, creando danno sia all’economia statale, sia soprattutto ai migliaia di italiani che ogni anno vengono licenziati.

Nel fuggi fuggi delle delocalizzazioni e nella caccia al prodotto più a basso costo però, ci sono marchi che continuano a combattere ostinatamente per il 100% Made in Italy nonostante le avversità economiche e, in questo Black Friday 2018, non possiamo che consigliare l’acquisto di marche di abbigliamento che rispettano la tradizione lavorativa italiana.

Tra questi brand troviamo sempre meno i grandi marchi consolidati della moda internazionale come Dolce&Gabbana, che continuano a difendere la produzione italiana a differenza di chi ha aperto contratti all’estero o si è venduto ai francesi come Gucci o Valentino agli arabi, oppure troviamo giovani aziende coraggiose come la discussa Pivert che tra mille ostacoli e attacchi politici si sta facendo largo nel mercato casual nazionale, con un alta qualità etica aziendale riscontrabile poi anche nel prodotto interamente fabbricato in Italia, da italiani e con materiali ricercati e tassativamente italiani.

A volte quindi l’amor patrio si può vedere anche in occasione di feste consumistiche d’importazione, magari facendo la scelta giusta nel negozio giusto e con il sottoscritto che vi pone una riflessione tutt’altro che disinteressata.

Andrea Bonazza

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