Ven. Dic 6th, 2019

Quell’unificazione tedesca che divise l’industria italiana

la rubrica di PostaCerere 

Bolzano, 9 ottobre  – Il 3 ottobre in Germania si festeggiava der Tag der Deutschen Einheit. L’equivalente per noi italiani al giorno della nostra condanna. Da quel giorno in poi l’economia europea fino allora in mano alle singole nazioni cominciò progressivamente a perdere peso per dar spazio ad una nuova Europa transnazionale a guida franco-tedesca. L’Italia iniziava pian pianino a perdere la sua sovranità. Nessuno in quel periodo storico voleva l’unificazione della Germania e men che meno la Francia, ma siccome le manovre economiche di Mitterand di svalutazione del Franco non portarono agli esisti desiderati, su proposta di Helmuth Kohl, il quale propose di rinunciare al Marco se contemporaneamente la Francia appoggiava la sua unificazione si realizzo l’unificazione tedesca. Però per far si che questo patto avesse avuto un senso bisognava deindustrializzare il più grande paese industriale di allora, cioè l’Italia. Da dire comunque che il processo di deindustrializzazione dell’Italia era già iniziato con la svendita di tutte le partecipate e l’inizio delle privatizzazioni, ma per poter allargare i confini ad est della Germania bisognava dare una accelerata a tale impulso altrimenti si sarebbe ritrovata a non essere più competitiva. Quindi venne fondata la nuova moneta europea, non con il semplice scopo di strumento di scambio, ma come vero e proprio strumento di governo. Oggi eccoci qui a festeggiare l’unificazione della Germania a 29 anni di distanza, con turisti che arrivano costantemente da nord forti di un portafoglio bello consistente fatto su un processo economico di unificazione i cui costi sono ricaduti principalmente sugli altri. Scusate se non festeggio, ma per chi fosse veramente interessato consiglio di guardare il video dell’economista Galloni Antonio, anche se un po’ datato ancora attuale. Buona visione.

G.L. Cerere

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