Mer. Ott 16th, 2019

Quel taglio dei parlamentari che stringe il cappio elettorale

la rubrica di PostaCerere

Ci voleva tanto? Potrebbe sembrare retorica, ma sembrerebbe proprio di si. La riduzione dei parlamentari era un atto quasi dovuto per il nuovo sentire popolare, eppure ci sono voluti dieci anni da quando il M5S è entrato in parlamento. Un indiscutibile risparmio economico per le casse dello stato, ma che non smuove di una virgola la lentezza del governo dell’Italia, anzi non fa altro che rallentarne ancora di più l’iter legislativo. La costituzione italiana quando venne concepita e realizzata, aveva tra gli altri scopi anche uno latente, fare dimenticare tutto il Ventennio e soprattutto le cose giuste e belle che in quel periodo storico avevano fatto sì che l’Italia diventasse una grande nazione. Insomma concepita con la classica distinzione dei tre poteri e la loro equilibratura attraverso forme di pesi e contrappesi, per quel periodo storico e per gli anni a venire la costituzione italiana sembrava essere l’optimum mondiale. Sbandierata in tutti gli ambiti internazionali come un azzeramento rispetto ai cattivi governanti degli anni precedenti, la nuova Italia si apprestava a conseguire lignaggio e autorevolezza a livello mondiale. Sia chiaro che i politici di allora, che erano dei veri politici, avevano in mano le redini del governo. Non erano imbrigliati come lo sono adesso in vincoli internazionali, patti transnazionali e unioni politico commerciali. Loro avevano la possibilità di decidere a tutto tondo per questa amata nazione. A parte una minoranza bolscevica, tutti i politici vedevano l’interesse nazionale come prioritario rispetto a qualsiasi altra ideologia. Era un’etica intrinseca nello spirito di tutti gli italiani, anche se non apertamente esplicitata era dimostrata giornalmente, cercando di fare ognuno del meglio non per se stessi, ma per la nazione. Un esempio tra i molti è stato quello di Enrico Mattei, che di certo non si può definire di destra, il quale pagò con la vita la sua testardaggine nel voler vedere l’Italia, come una nazione che ragionava con la sua testa e non con la testa delle sette sorelle multinazionali del petrolio. Insomma anche l’uomo d’affari e non solo i politici avevano un etica che indirizzava il loro agire. Nel mondo attuale dove tutto deve essere veloce ed economicamente vantaggioso si sono persi questi vincoli morali. Morte le ultime ideologie, oggi parlare di tradizione, di cavalleria, di morale, di etica, di spiritualità fa sussultare dal ridere le nuove e le diversamente vecchie generazioni. Abituati ad avere l’ultimo smartphone alla moda, possibilmente comprato su Amazon in offerta, hanno perso, o meglio, non hanno mai imparato il senso profondo di sacrificio che ci vuole per conquistare un diritto, cioè ormai i doveri non esistono più e tutto è permesso. La conseguenza di tutto ciò non poteva che essere il semplice taglio del numero dei parlamentari, perché logicamente è più economico ed immediato da comprendere. Si capisce che la riduzione dei rappresentanti di un popolo non fa altro che ridurne la loro rappresentatività. Ma la mia domanda è: la rappresentatività che abbiamo avuto dal dopoguerra in poi in parlamento col suffragio universale era veramente la rappresentazione giusta dell’Italia? Se nel parlamento abbiamo al primo posto come categoria rappresentata gli avvocati, poi gli imprenditori, al terzo posto gli impiegati, poi giornalisti, medici, ecc., non mi sembra che rispecchi la società. Commercianti, piccoli imprenditori, pensionati, operai, contadini e tutta una serie di categorie sono sempre state sotto rappresentate. Allora cui prodest codesta pseudo riforma? Siccome l’iter legislativo non cambia e le funzioni delle due camere del parlamento rimangono immutate, sicuramente riducendo il numero dei parlamentare si rallenta ancora di più l’iter legislativo, non che prima fosse un esempio di celerità. Indubbiamente inoltre, ridurre il numero dei senatori rende ancor più pesante il voto dei senatori a vita e dei senatori eletti nelle circoscrizioni delle regioni a statuto speciale a sistema circoscrizionale. Per queste e per molte altre ragioni non festeggio della riduzione dei parlamentari perché a mio avviso era un atto dovuto. Anzi mi preoccupano di più i prossimi passi che faranno PD e M5S nel voler adattare il nuovo sistema elettorale a tale pseudo riforma costituzionale. Quando la democrazia da semplice forma di governo si trasforma a sistema valoriale, la rappresentanza tramite suffragio universale assume valore di consumo elettorale indipendentemente dalla realtà sociale e produttiva. Il ventennio proprio per ovviare a questa aberrazione della rappresentatività aveva voluto introdurre il concetto di camera delle corporazioni. Un insieme tra sistema elettivo e sistema rappresentativo della realtà circostante. Non so se tale sistema era migliore perché il tempo non ha permesso di dare una valutazione storica, di certo equiparare il voto ad una scelta finanziaria, economica o commerciale è di per se una sconfitta del sistema democratico elettivo. Il suffragio universale svuotato di valori rischia di diventare nemesi di se stesso.

G.L. Cerere

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