Mer. Ott 16th, 2019

Le responsabilità della politica provinciale su crisi ex-Memc di Merano

Merano, 7 ottobre – In riferimento alla vicenda Solland Silicon, la sezione locale di CasaPound Italia prende posizione in merito a tutta la vicenda, a difesa dell’industria italiana e dei lavoratori.

“Si è trattato principalmente di trasformare una volontà politica di chiudere lo stabilimento di Sinigo attraverso un percorso fallimentare – interviene in nota Cpi – La responsabilità del fallimento dell’azienda non è di certo dell’amministrazione provinciale, ma la gestione del fallimento attraverso le sue ordinanze di svuotamento dell’impianto e la chiusura dell’attività produttiva dopo una serie di gare andate a vuoto, probabilmente non hanno parimenti, considerato sia gli interessi economici che gli interessi occupazionali e sociali”.

Secondo il movimento delle tartarughe frecciate “gli ultimi sviluppi potevano dare un risultato diverso se si fossero fatte considerazioni che soppesavano di più l’aspetto produttivo/occupazionale che il mero aspetto contabile. Le ultime proposte di acquisto potevano essere un

compromesso che poteva garantire la produzione e l’occupazione se le ordinanze fossero state riviste in un ottica più recente”. Per questo motivo CasaPound si pone dalla parte dei lavoratori che, in tutti questi anni, “hanno saputo garantire con responsabilità la sicurezza dell’impianto, ben consci della situazione che si andava delineando. La pressione psicologica di perdere la propria professionalità e un lavoro

qualificato, inoltre, si sono scontrate con dei muri di gomma che non hanno fatto altro che lasciare tutte le maestranze a se stesse. I nuovi datori di lavoro, inoltre, forti di due ordinanze provinciali, si possono permettere di derogare i più normali diritti sindacali dei lavoratori privati in nome dell’interruzione di pubblico servizio”.

“I livelli di tutela dei lavoratori di questa azienda ormai sono inesistenti – continua Cpi – il più normale diritto allo sciopero sembra essere negato. Nella giornata di martedì 1 ottobre, è avvenuta una gravissima violazione dei diritti dei lavoratori all’interno dello stabilimento.

Sono state chiamate da Ecocenter le persone addette allo svuotamento dell’impianto e, in presenza di una guardia, hanno dovuto consegnare il proprio telefono cellulare minacciati di licenziamento e mancato stipendio”.

Per queste e per molte altre ragioni, CasaPound Italia esterna la propria avversione politica, sul trattamento dei lavoratori e su come si sia voluto

politicamente chiudere il capitolo di una azienda storica per la comunità del gruppo linguistico italiano di Merano e Sinigo.

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