Mer. Ott 16th, 2019

A Bolzano lo sfruttamento politico a scuola è pagato dal Comune

Bolzano, 20 settembre  – L’indottrinamento politico sembra tornare prepotentemente nelle scuole, anche se forse non se ne è mai andato.  Secondo CasaPound oggi lo fa però nella maniera più subdola; “sfruttando i giovani per una sorta di flash-mob antifascista di massa, rievocando fantasmi del passato, e attingendo dal tesoretto di 100mila euro di fondi pubblici che l’amministrazione comunale riserva ogni anno al Centro per la Pace”, l’associazione fiore all’occhiello del sindaco Renzo Caramaschi, totalmente gestita dalla Caritas e, nello specifico, nella persona di Paolo Valenti. Direttore della stessa Caritas, Diocesi bolzanina.

Nel corso dell’evento scolastico organizzato da questa associazione comunale, sono stati distribuiti a scuola decine, se non centinaia di adesivi recanti la scritta “caccapound” all’interno dell’ormai famoso, bistrattato e censurato simbolo dell’associazione CasaPound che a Bolzano esprime tre consiglieri comunali.  “Cibo”, questo il nome d’arte di Pier Paolo Spinazzè, il graffittaro veronese che “gira l’Italia a spese dei contribuenti per insegnare ai ragazzi come ricoprire simboli e scritte, ma soltanto quelle di destra, ovviamente” dichiara Andrea Bonazza sul suo blog. Nessun problema invece per le varie scritte “fasci appesi”, “Salvini muori”, “Bonazza crepa”, etc, etc, etc..

“Addirittura – continua il consigliere di su www.andreabonazza.it – questo artista di strada ha fatto togliere ad una studentessa bolzanina un adesivo anonimo con la dicitura Parlateci di Bibbiano, immortalata con tanto di foto sul quotidiano Alto Adige”.
Non identificabile politicamente, “Parlateci di Bibbiano”, questo slogan senza simboli, è volto a chiedere giustizia per gli affidi illeciti e le violenze subite dai bambini e dalle loro rispettive famiglie all’interno dell’inchiesta “Angeli e Demoni” che ha smascherato gli orchi del centrosinistra emiliano, compreso il sindaco PD che in queste ore corre ai ripari segnalando e denunciando i suoi accusatori per diffamazione mezzo stampa o Facebook.

“La cosa grave però – incalza Bonazza – è che per venire a indottrinare i nostri studenti e insegnar loro a inzozzare i muri della città, questo ebete improvvisato “artista” è pagato dal Comune di Bolzano. Pagato dai cittadini per fare politica nelle scuole e scarabbocchiare sui muri della collettività in nome di una rossa appassita ideologia verdurara”.

Secondo il consigliere sovranista tutto ciò lo dobbiamo ancora una volta al Centro per la Pace, l’associazione del sindaco contro la quale si scaglia abitualmente proponendone la chiusura dall’inizio della legislatura. “Si, perché il Centro per la Pace, lo dico da anni, è il giocattolino della sinistra che costa ai contribuenti oltre 100mila euro all’anno per iniziative di puro stampo politico”.

A riguardo oggi il coordinatore di Cpi ha scritto l’ennesima interpellanza inditizzata al sindaco e, con i legali del movimento, le tartarughe frecciate stanno vagliando la possibilità di fare un esposto in Procura e una segnalazione alla Corte dei Conti. “Non mollerò di certo la presa finché il Centro per la Pace non verrà chiuso insieme ai rubinetti d’oro che innaffiano di soldi questi infami antifascisti mascherati da angioletti pacifisti” conclude la nota.

Picchio Romano

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