Mar. Apr 7th, 2020

Gries S.Quirino: quartiere di bivacchi e degrado, un tempo salotto di Bolzano

Bolzano, 8 aprile – Dopo l’invasione in piazza della Vittoria e corso della Libertà, adesso arrivano i bivacchi anche in via Duca D’Aosta.

Gries S.Quirino ormai è un dormitorio a cielo aperto; nessuna zona del quartiere sembra infatti essere risparmiata dai senzatetto, per la maggior parte immigrati fuori quota o barboni dell’est europeo, in questi giorni accampati anche in prossimità del civico 49 di via Duca D’Aosta.

Partendo dalla centralissima piazza della Vittoria, con un nutrito gruppo di clochard slavi perennemente ubriachi e molesti che bivaccano di giorno nel parco antistante l’omonimo monumento, ormai tristemente divenuto latrina, e che bivaccano la sera tra i colonnati di corso della Libertà, un tempo salotto della Bolzano da bere, il fenomeno degli insediamenti abusivi si sta estendendo a macchia d’olio interessando gallerie e porticati di piazza Mazzini, bancomat dell’intero quartiere, cantine e garage singoli o condominiali.

Con l’arrivo delle stagioni calde, sono diversi anche i bivacchi sotto ponti, oppure lungo il Talvera o il fiume Isarco dove, alle spalle dello stadio Druso, vi si trovano pericolosi gruppi di immigrati africani a qualsiasi ora del giorno e della notte. Molteplici nell’ultimo anno gli episodi di spaccio, scippi e ricettazione di biciclette rubate, in quella che è divenuta una sorta di coffeeshop-ciclofficina-compravendita-criminale a cielo aperto, tra i fiori all’occhiello comunali, Lido e Eurac.

Tra Lega, centrodestra e CasaPound, nei 3 anni di questa legislatura consiliare sono decine e decine le mozioni depositate in municipio a riguardo. La giunta comunale guidata dal sindaco Renzo Caramaschi però, pur concorde – ultimamente e ad eccezione dei Verdi – sulla gravità della situazione, dall’orecchio rivolto a destra non sembra minimamente sentirci.

Fatto sta che, alla circoscrizione fino a qualche anno fa rinomata per essere la zona più “ricca e tedesca” della città, oggi sta toccando la stessa sorte dei quartieri popolari italiani.

Se i buonisti potrebbero aver ragione nell’attaccare la rabbia popolare sulla “guerra tra poveri”, a maggior ragione, noi ‘poveri’ italiani ma anche stranieri, dobbiamo attaccare i buonisti sui fallimenti della loro accoglienza, su un’utopica quanto falsa integrazione, e su un una faccia, la loro, che come il culo più rotto fa piovere problemi su problemi, in questo cesso un tempo elogiato ad “isola felice”.

Andrea Bonazza

 

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